Controversie tra consumatori e banche in merito alla cessione del quinto dello stipendio e della pensione

Come noto, la cessione del quinto dello stipendio e della pensione, è una forma di credito ai consumatori non finalizzato, il cui utilizzo non è destinato in modo specifico all'acquisto di determinati beni o servizi.

Il finanziamento può avere una durata massima di 120 mesi; il dipendente estingue il finanziamento attraverso la cessione volontaria all'intermediario di una quota, non superiore al quinto, del proprio stipendio o pensione mensile netti.

Il cliente-consumatore ha sempre la possibilità di rimborsare il prestito anticipatamente, ottenendo una riduzione del costo complessivo del credito, fatto salvo il riconoscimento di un ristoro al finanziatore, entro i limiti previsti dalla legge, per eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato.

Negli ultimi tempi, sono notevolmente aumentate le controversie in materia di cessione del quinto dello stipendio o della pensione.

I ricorsi riguardano, in prevalenza, la misura delle restituzioni dovute dagli intermediari nel caso in cui il cliente estingua il finanziamento prima del termine stabilito.

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Commenti e domande

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  • fabius 25 febbraio 2015 at 17:55

    Nel 2007 ho ricevuto un protesto per una cambiale subito pagata e cancellato il protesto nel tribunale e successive camera di commercio quindi attualmente sulle banche dati non risulta più niente. Ma provando a richiedere un finanziamento, anche di 3000 euro, non mi viene concesso. Premetto che sulla busta paga risulta una cessione del quinto. Quale altro problema può essere legato al fatto che non mi danno prestiti?

    • Annapaola Ferri 25 febbraio 2015 at 18:17

      Purtroppo esistono le banche dati occulte dei cattivi pagatori. Legga uno di questi articoli per capire di cosa si tratta.

  • federicop 10 gennaio 2015 at 10:28

    volevo sapere se ciò che mi è accaduto potrebbe essere portato di fronte all’arbitro bancario.
    la mi banca online, ing direct ha ricevuto da me l’ordine di disporre un bonifico per ristrutturazione edilizia. il 16 dicembre. dopo svariate telefonate effettuava il bonifico il 24 dicembre. ma annullava la mia disposizione e la sostituiva con un giroconto ( da me mai autorizzato) pertanto con la codesta dicitura annullava la possibilità di avvalermi delle detrazioni irpef per l’anno 2015. ora la banca mi ha chiesto l’autorizzazione per fare un richiamo del bonifico. ma il beneficiario non acconsente a meno che riceva prima il bonifico corretto. io non sono in disponibilità della somma da anticipare. ed a conclusione di tutto ciò alla banca ho chiesto il risarcimento della mancata detrazione irpef per il 2015. €418. la banca me ne offerti €200 per non intraprendere un’azione legale. a vostro parere ci sono i presupposti per avere un risarcimento più cospicuo?

    • Ludmilla Karadzic 10 gennaio 2015 at 11:02

      La controversia può essere senz’altro oggetto di ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario: il solo fatto che la banca cerchi di evitare il contenzioso dimostra che è consapevole dell’errore commesso.

      L’Arbitro Bancario Finanziario, tuttavia, è molto attento nel quantificare il danno: l’orientamento è sempre quello che il danno deve essere dimostrato dal ricorrente con documentazione a supporto.

      Nel suo caso, a nostro parere, il danno da lei subito può essere pacificamente rapportato all’importo della detrazione fiscale non fruita. Il suggerimento è senz’altro quello di rivolgersi all’ABF.

      In misura forfetaria, l’ABF risarcisce pure il c.d. “danno da perdita di tempo libero”. Ma deve essere esplicitamente richiesto nell’istanza.

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