Unioni civili e convivenze di fatto - Diritti e doveri in pillole [Commento 1]

  • Antonio Pasculli 14 maggio 2016 at 05:46

    Ai sensi della norma approvata mercoledì 11 maggio 2016, l'unione civile tra persone dello stesso sesso – che viene valutata come "formazione sociale" ai sensi degli artt. 2 e 3 della Costituzione - è costituita da due persone maggiorenni dello stesso sesso, mediante dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni. Il regime patrimoniale ordinario dell'unione civile omosessuale sarà quello della comunione dei beni (art. 159 c.c.), fatta salva la possibilità che le parti stipulino una convenzione patrimoniale diversa. Resta ferma, quindi, la possibilità di optare per la separazione dei beni.

    Sono disciplinati dalla legge i diritti e doveri derivanti dall'unione civile omosessuale, sulla scorta di quanto previsto dall'art. 143 del codice civile sul matrimonio (ad eccezione dell'obbligo di fedeltà, non previsto per le coppie dello stesso sesso). Oltre all'applicazione della disciplina sugli obblighi alimentari prevista dal codice civile, la costituzione dell'unione comporta che le parti acquistino gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri, in particolare, per quanto riguarda il dovere reciproco all'assistenza morale e materiale, alla coabitazione nonché al contributo ai bisogni comuni, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, come accade nel matrimonio. Allo stesso modo, è previsto che l'indirizzo della vita familiare e la residenza comune siano concordati tra le parti. Viene, inoltre, estesa alle unioni civili tra persone dello stesso sesso la disciplina del cd. ordine di protezione da parte del giudice, in caso di grave pregiudizio per l'integrità fisica o morale di una delle parti.

    In caso di morte, andranno corrisposte al partner sia l'indennità dovuta dal datore di lavoro (ex art. 2118 c.c.) che quella relativa al trattamento di fine rapporto (ex art. 2120 c.c.).

    In relazione alla successione, si applica ai partner dell'unione civile parte della disciplina contenuta nel libro secondo del codice civile, comprese quelle relative ai diritti dei legittimari. In pratica, le parti hanno diritto all'eredità.

    A parte le disposizioni del codice civile non richiamate espressamente e di quelle della legge sull'adozione, le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi», «marito» e «moglie», ovunque ricorrano nelle leggi, nei regolamenti, negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicheranno anche alla parte della unione civile tra persone dello stesso sesso.

    Quanto allo scioglimento dell'unione civile, viene ripresa gran parte della normativa relativa alle cause di divorzio, sia in relazione alle cause di scioglimento che per quel che riguarda le conseguenze patrimoniali. Saranno, poi, applicabili alle stesse unioni civili le stesse discipline acceleratorie della separazione e dello scioglimento del matrimonio (negoziazione assistita, procedura semplificata davanti al sindaco quale ufficiale di stato civile).

    Viene poi data attuazione a quanto indicato dalla Corte Costituzionale con riguardo alla rettificazione del sesso di uno dei coniugi: se, infatti, dopo la rettificazione di sesso, i coniugi manifestano la volontà di non sciogliere il matrimonio o non cessarne gli effetti civili, questo si trasforma automaticamente in unione civile tra persone dello stesso sesso.

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