Le agenzie di recupero crediti

Come accennato, quando un creditore considera un debitore insolvente, nella maggior parte dei casi affida la pratica ad una società di recupero crediti nella speranza che quest'ultima recuperi la maggior somma possibile evitando lunghi e costosi processi.

In certi casi si può prevedere anche la cessione del credito, che codice civile disciplina in due forme di cessione del credito, dette pro-soluto e pro-solvendo.

Nella prima ipotesi la banca garantisce la sussistenza e la validità del credito, ma non la solvibilità del debitore

Nella seconda, invece, garantisce la solvenza del debitore.

Nella maggior parte dei casi la cessione avviene in forma pro-soluto.

Ma fin dove si possono spingere le società di recupero crediti?

Come visto in molti articoli del nostro blog, pur di incassare, le agenzie di recupero crediti utilizzano tecniche di pressione che vanno oltre l'accettabile.

A volte può essere adottata una pressione psicologica aggressiva per indurre i consumatori a pagare pur di non vedersi costretti ad affrontare una lunga e dispendiosa causa giudiziaria.

La condotta di una società può essere giudicata pratica commerciale aggressiva quando forza il consumatore a pagare con minacce presunte e fantasiose, inventando ingiunzioni di pagamento provenienti da fantomatiche autorità.

Per limitare le azioni persecutorie e minacciose, è bene sapere fino a dove si possono spingere le azioni di recupero.

Un agente non può contattare il debitore in orari irragionevoli e con frequenze superiori al dovuto, non può contattarlo sul luogo di lavoro, così come non può chiedere informazioni o rivelare il motivo della chiamata ad un soggetto che non sia l ‘interessato.

Gli incaricati del recupero possono recarsi all'abitazione dell'inadempiente, ma costui ha il diritto di non aprire e può rifiutare di comunicare con loro.

E' bene ricordare che costoro non sono ufficiali giudiziari, ma sono semplici cittadini delegati a cui è severamente vietato violare il domicilio.

Il mancato pagamento dei debiti non rappresenta mai un reato, ovvero un illecito penale, è un inadempimento di natura civilistica, ma che poò comportare conseguenze spiacevoli per il debitore: segnalazione alla banca dei dati della CRIF, pignoramento di beni mobili/immobili, pignoramento dello stipendio.

Il pignoramento potrà essere eseguito solo ed esclusivamente da un ufficiale giudiziario e non prima di sentenza di condanna o di un decreto ingiuntivo.

I recuperatori non possono riferire informazioni false o ingannevoli, non possono minacciare iniziative legali o sproporzionate e se si dovessero presentare con maleducazione e arroganza non esitate a diffidarli, e a segnalare le eventuali azioni intimidatorie alle autorità.

Ecco una rassegna delle pratiche vietate:

  1. sono vietati messaggi telefonici pre registrati che intimano il pagamento del debito;
  2. sono vietati i messaggi visibili affissi sulla porta di abitazione;
  3. sono vietati i comportamenti lesivi della dignità del debitore;
  4. è vietato comunicare informazioni relative ai mancati pagamenti a soggetti diversi dal debitore
    (es. familiari, colleghi; vicini di casa);
  5. sono vietate le affissione di avvisi di mora; si possono utilizzare usare solo plichi chiusi e senza scritte;

Inoltre, sul diritto di essere informato, il debitore ha:

  1. il diritto che le segnalazioni alle banche dati (Pubbliche e Private) (Crif, Experian etc.)
    devono essere precedute da un avviso della Banca o della Finanziaria;
  2. il diritto di avere l informativa della Centrale Rischi direttamente dalla nostra Banca/Finanziaria;
  3. il diritto di contestare eventuali segnalazioni alle Banche dati Pubbliche e Private come
    (Crif, Experian, Banca D ‘Italia) (Reclamo/segnalazione Garante, Arbitro Bancario Finanziario,
    Magistrato);
  4. il diritto di vedere rettificare le errate segnalazioni di sofferenza/credito ristrutturato
    entro 3 giorni dalla richiesta.

4 aprile 2014 · Gennaro Andele

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