Notifica diretta della cartella esattoriale - Se effettuata in busta chiusa il destinatario può sempre eccepire un vizio di notifica

Com'è noto, la cartella esattoriale può essere notificata con raccomandata A/R tramite invio diretto effettuato da Equitalia (o da un qualsiasi concessionario della riscossione in ambito locale). Se la cartella esattoriale viene inserita in una busta chiusa, tuttavia, la ricevuta di ritorno attesta solo che la busta è stata consegnata al destinatario (oppure ai soggetti abilitati a riceverla) ma non certifica l'integrità del documento che è in essa contenuto e nemmeno la corrispondenza tra l'originale e la copia notificata.

Atteso che qualsiasi corrispondenza da inviare con raccomandata A/R viene pesata dall'impiegato delle poste, il destinatario non potrà sostenere di aver ricevuto una busta vuota, specie se il documento ricevuto si compone di più fogli. Ma, potrà sempre affermare di aver ricevuto un atto diverso da quello notificato rendendo viziata, di fatto, la notifica.

Naturalmente, il problema emerge non solo per la notifica diretta della cartella esattoriale, ma anche per la trasmissione al destinatario di una qualsiasi comunicazione con valore legale in busta chiusa e con raccomandata A/R. Ed è questa la ragione per cui, spesso, si affida la notifica degli atti all'Ufficiale giudiziario e si è molto dibattuto, specie negli ultimi tempi, sulla legittimità della notifica diretta da parte del Concessionario della riscossione, pur prevista dalla normativa vigente.

Tuttavia almeno per quel che riguarda le spedizioni effettuate via posta, in busta chiusa, dalla Pubblica Amministrazione (sanzioni amministrative ed avvisi di accertamento inviati da parte di Agenzia delle entrate o Inps) la giurisprudenza ha sempre ritenuto che le caratteristiche del mittente offrano, di per sé, sufficienti garanzie sull'integrità del documento che è in essa contenuto e sulla corrispondenza tra l'originale e la copia notificata. Lo stesso principio, secondo i giudici di legittimità, non può però estendersi ai Concessionari della riscossione.

La questione è rilevante se è vero, com'è vero, che, per ovviare ad un simile inconveniente, Equitalia e Poste Italiane hanno messo in piedi una procedura ad hoc, limitandosi a recapitare al destinatario della cartella esattoriale un avviso di cortesia (classificato come atto MOF), mentre il documento vero e proprio viene poi consegnato a mano nelle strutture appositamente allestite.

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  • beppe666 27 marzo 2015 at 17:53

    Ma se nel conto transitano solo gli stipendi mio e di mia moglie mi sembra di aver capito da alcuni vostri articoli che con le nuove norme Equitalia non può pignorare gli ultimi stipendi che transitano sul conto cioè se mi entrano 2000 ed escono 2000 Equitalia cosa pignora la differenza che rimane cioè 0.
    E se aprissi un conto tascabile cioè quelle carte prepagate con iban ?
    Spero di essere stato chiaro

    • Ludmilla Karadzic 27 marzo 2015 at 18:01

      Complimenti per l'attenta lettura dei nostri articoli (vale la pena scriverli, se qualcuno li legge). Tuttavia, che il pignoramento del conto corrente laddove transitano solo stipendi sia illegittimo - dal momento che il creditore dovrebbe pignorare solo una quota della retribuzione - non vuol dire che il pignoramento non venga effettuato da Equitalia. Significa solo che il debitore rimane con il conto bloccato per un tempo più o meno lungo (la lentezza dei procedimenti la conosciamo tutti), deve affidarsi ad un avvocato, anticipando spese legali, e deve proporre ricorso al giudice delle esecuzioni.

      Vince di sicuro: ma intanto ha dovuto chiedere soldi a strozzo perchè non aveva di che mangiare e le spese legali, anche se vince, non gliele rimborsa nessuno, perchè gli avvocati chiedono extra rispetto alle tariffe liquidate dal giudice.

      Se è consapevole di voler rischiare tutto questo, lasci pure le cose come stanno. Altrimenti separi il suo conto da quello di sua moglie e appena le accreditano lo stipendio lo dirotti subito sul conto corrente intestato alla sola consorte.

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