Considerazioni su libretti di risparmio "antichi" ritrovati e class action

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su “La Nuova Ferrara” del 12 luglio, analogo articolo di Stefano Ciervo, dal titolo “Migliaia di euro per ogni lira antica. Nasce una class action per rivalutare i depositi storici al portatore. Boom di richieste d'informazione nel Ferrarese” alimenta le speranze. Si legge nel citato articolo: «Un lettore di Vigarano ha trovato qualche settimana fa un libretto bancario al portatore del 1960 che i genitori gli intestarono, con un deposito di 500 lire. A una signora di Ostellato è capitato di recente tra le mani un libretto del ’72 con 30mila lire. Segnalazioni su altri casi del genere, nelle ultime ore, sono arrivate un po' da tutta la provincia, da Argenta a Ferrara. Ritrovamenti che fino a ieri rappresentavano una curiosità da raccontare agli amici, al massimo, ma che oggi si trasformano improvvisamente nella speranza di mettere le mani su di un vero e proprio tesoretto. Merito delle notizie uscite in questi giorni sul diritto alla rivalutazione dei libretti bancari e postali “dormienti”, cioè dimenticati e ritrovati oppure ereditati non più tardi di dieci anni fa, che hanno fatto scattare numerose richieste d'informazione. Comprensibile, considerato che nel caso di un risparmiatore ravennate, ad esempio, è stato calcolato che 100 lire depositate su di un libretto del 1942 valgono oggi 200mila euro. “Sono calcoli dei nostri consulenti sulla base dei tre fattori (interessi legali, capitalizzazione e rivalutazione monetaria) che sono di fatto automatici in casi come questi. Per trasformarli in rimborsi - spiega Giacinto Canzona, uno dei legali del pool nato nel Lazio per seguire la questione-libretti - bisogna attivare la class action nei modi previsti dalla nuova legge. Si può fare al foro di Roma, dove ne abbiamo già incardinata una con 800 partecipanti e la prima udienza prevista il 21 dicembre 2011, oppure nelle città di residenza”. L'aspetto singolare è che, stando al pool legale romano (“molte richieste arrivano dal Nord Est, stiamo cercando corrispondenti in zona”), la controparte non è rappresentata dai singoli istituti depositari del libretto, ma Bankitalia e ministero delle Finanze in caso di libretti bancari, e Poste italiane, che sono considerati in qualche modo garanti della salvaguardia in termini reali di questi risparmi. Chi può partecipare a questa class action? “I possessori di vecchi libretti che possano dimostrare di essere venuti a conoscenza della loro esistenza non oltre i dieci anni dall'adesione alla class action - spiega Canzona - Non si applica in questo caso il decreto legge sui cosiddetti depositi dormienti, perché i conti correnti sono diversi dai libretti, che considerati veri e propri titoli di credito”. Chi è interessato può ottenere delle prime informazioni, “gratuitamente” assicura il legale, inviando una mail a infolibrettiantichi@libero.it oppure aprendo la pagina Facebook “libretto antico”. La legge sulla class action consente anche di incardinare il procedimento presso il tribunale di residenza, anche se per il momento la strada della richiesta di maxi-rivalutazione dei depositi “storici” è stata battuta in particolare dal pool legale romano”»;

la legge sulla class action, rinviata e a parere dell'interrogante snaturata dal Governo Berlusconi, esclude l'azione collettiva per eventi fraudolenti a danno dei consumatori precedenti all'entrata in vigore della legge, avvenuta il 1° gennaio 2010. Sono stati quindi esclusi tutti i crac finanziari ed industriali ad esempio, come quelli di Parmalat, Cirio, Giacomelli, tango bond, Lehman Brothers, perché concretizzati prima dell'entrata in vigore della legge. L'azione collettiva è prevista dall'articolo 49 della legge 23 luglio 2009, numero 99, che ha inserito nel cosiddetto “codice del consumo” (decreto legislativo 6 settembre 2005, numero 206) l'articolo 140-bis, con il quale è stata disciplinata l'azione di classe per l'accertamento della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.

essa può essere proposta con atto di citazione al Tribunale competente dal singolo cittadino, da un comitato o da un'associazione. Se più soggetti si aggregano e presentano gli stessi illeciti e gli stessi fatti, le procedure vengono riunite. Il testo vigente toglie alle associazioni dei consumatori l'esclusività nel promuovere l'azione, prevista invece nella vecchia versione della legge. Il giudice ha facoltà di fissare l'importo minimo dei risarcimenti, valido non solo per chi ha presentato il ricorso con la class action, ma per quanti agiscono in giudizio successivamente alle sentenze dell'azione collettiva, ottenendo dal giudice l'assimilazione della causa individuale all'azione collettiva. Per consumatore si intende la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta. Sono dunque esclusi dalla normativa i diritti delle persone giuridiche e dei professionisti. La legge esclude il danno punitivo, limitando il risarcimento al solo riconoscimento dei danni subiti, senza prevedere una penalità, anche devoluta allo Stato, per la violazione delle norme e i casi di recidiva. Tuttavia, il risarcimento del danno ammesso è inteso in senso lato, non limitato al solo danno materiale, ma anche morale, esistenziale o di immagine, e quindi afferente a un importo che può essere sensibilmente maggiore e penalizzante rispetto a quanto introitato attraverso pratiche illecite;

resta la non-appellabilità delle sentenze di primo grado favorevoli alle imprese, che escludono la responsabilità civile delle imprese e respingono le richieste di risarcimento. La norma, a giudizio dell'interrogante di dubbia costituzionalità, consente alle società di accordarsi, promuovere e perdere una class action preventiva, in modo da precludere ai consumatori la libertà di azione in giudizio. Dopo tre gradi di giudizio e sentenza di Cassazione favorevole ai consumatori che hanno promosso la class action, la legge obbliga i singoli consumatori ad avviare una seconda causa civile individuale con relativi nuovi tre gradi di giudizio, per ottenere quanto loro spetta, tramite l'esecuzione forzata delle sentenze relative alla causa collettiva;

se il consumatore perde la causa, può essere obbligato a pagare la pubblicizzazione della sentenza e citato in giudizio per il risarcimento dei danni di immagine alla controparte. Il decreto legislativo numero 198 del 2009 ha anche introdotto nell'ordinamento italiano l'azione collettiva per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di pubblici servizi. Quest’ultimo tipo di azione può essere esercitato contro una pubblica amministrazione o un concessionario di pubblico servizio se derivi una lesione diretta, concreta ed attuale dei propri interessi, dalla violazione di termini o dalla mancata emanazione di atti amministrativi generali obbligatori e non aventi contenuto normativo da emanarsi obbligatoriamente entro e non oltre un termine fissato da una legge o da un regolamento, dalla violazione degli obblighi contenuti nelle carte di servizi ovvero dalla violazione di standard qualitativi ed economici;

scrive un consumatore di aver scoperto che un anno fa, con la morte della nonna, sua madre ha ritrovato in un cassetto un libretto di risparmio a lei (la madre) intestato. Dopo aver appurato la veridicità e l'autenticità del libretto datato 1948 e rilasciato dall'istituto bancario Cassa di risparmio delle province lombarde, meglio conosciuta come Cariplo in seguito diventata banca Intesa ed ora riconosciuta come Intesa Sanpaolo, con all'attivo 1.096 lire, si è messo alla ricerca dell'avvocato che, sulle pagine dei giornali, adduceva di essere in procinto di promuovere una class action nei confronti della Banca d'Italia, del Ministero dell'economia e delle finanze e delle Poste italiane per chi aveva libretti di risparmio postali. Tramite Internet ha trovato diversi nominativi. Il primo, il più acclamato è quello dell'avvocato Marco Angelozzi che collabora con l'avvocato Orecchioni che, a sua volta, è spesso in collaborazione con l'avvocato Canzona. Sempre tramite Internet ha mandato una richiesta all'indirizzo infolibrettiantichi@libero.it per avere maggiori dettagli e delucidazioni, Ricevendo risposta in 15 minuti con della documentazione standard per conferire la procura, con una copia della lettera di mandato e con una richiesta di 100,00 euro per sostenimento spese di segreteria. Preso dall'euforia di riuscire a ricavare da 2.000 lire “del vecchio conio” una ingente fortuna (potrebbero essere, secondo gli articoli di giornale e secondo i calcoli effettuati dai professionisti legati a questi tre avvocati, circa 450.000 euro) ha resistito alla tentazione di inviare immediatamente il bonifico bancario, avendo scoperto su Internet che di Canzona e di Orecchioni si parla da tempo come di avvocati con il vizietto di dare notizie farlocche e fantasiose con il solo scopo di finire sui giornali o nelle televisioni. Una persona, in un blog, asserisce addirittura di conoscere questi due personaggi, dell'avvocato Angelozzi dice di non aver mai sentito parlare e di sapere per certo che sono avvezzi a raggiri, piccoli inganni e fantomatiche e fumose azioni legali al solo scopo di fare soldi facili e di farsi pubblicità e di essere quasi certo, oltre tutto, che anche per questa faccenda si tratti di una “bufala” estiva.

Commenti e domande dei lettori

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  • Simo Folliero 7 gennaio 2012 at 08:32

    Sono ormai anni che il trio di avvocati, o presunti tali, composto da Anna Orecchioni, Marco Angelozzi e Giacinto Canzona, ci delizia con le proprie attività professionali, tutti casi strani e particolari prontamente comunicati alle agenzie e ripresi da tutti gli organi d'informazione, compresi i grandi quotidiani.

    L'ultima è quella della separazione tra due coniugi quasi centenari, a causa di un tradimento di lei scoperto dopo 40 anni dal marito, ma solo pochi giorni fa c'era stata la storia dell'eredità, ben 10 milioni di euro, che una signora di Potenza aveva lasciato al suo gatto Tommasino, ma prima ancora ci fu il libretto postale ritrovato dopo 50 anni è che con il solo versamento originario di 1,5 milioni di lire oggi avrebbe maturato interessi per 400 mila euro.

    In realtà basterebbe controllare a ritroso nel tempo per trovare decine di casi simili trattati dallo studio legale Orecchioni, Angelozzi e Canzona, tutti diligentemente diffusi dagli organi d'informazione in modo addirittura capillare, tanto da farci domandare chi nei giornali decide cosa pubblicare e perché.

    Orecchioni, Angelozzi e Canzona, tre nomi da non dimenticare, specialmente se siete redattori in qualche organo di informazione..