Credito al consumo – le clausole vessatorie del contratto di prestito da contestare alla società di recupero crediti

In base all'articolo 25 della legge 6 febbraio 1996 numero 52, attuativa della direttiva CEE numero 93/13, nei contratti conclusi tra un consumatore ed un professionista è possibile per il consumatore sottrarsi all'efficacia di una o più clausole di un contratto quando le prestazioni che esse prevedono sono “sbilanciate” a vantaggio del professionista.

Questa particolare forma di tutela del consumatore è stabilita dagli articoli 1469 bis - sexies del codice civile, introdotti dalla legge 52/96, emanata in attuazione della Direttiva Cee numero 13 del 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati dai consumatori.

L'ordinamento italiano, tuttavia, già conosceva la categoria delle “clausole vessatorie”.

Esse sono previste dagli articoli 1341 e 1342 del codice civile che, non essendo stati abrogati dalla legislazione successiva, continuano ad essere pienamente vigenti ed applicabili.

Essi stabiliscono che determinate clausole, tassativamente elencate, contenute nelle condizioni generali di contratto o in contratti standard, non hanno effetto se non sono specificamente approvate per iscritto ( è il noto caso della necessità della doppia sottoscrizione).

Tuttavia non deve pensarsi ad una sovrapposizione o ad un possibile contrasto tra i due gruppi di articoli ( gli articoli 1469 bis e seguenti, da una parte e gli articoli 1341 e 1342 dall'altra) in quanto le due normative ( che si pongono tra loro in rapporto cd di “specialità”) si applicano ad ipotesi distinte.

Ciò significa, in particolare, che se in un caso concreto viene esclusa l'applicabilità della disciplina a tutela del consumatore, occorre verificare se non possa, comunque, invocarsi la più generale tutela degli articoli 1341 e 1342 del codice civile.

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