Contratto di comodato precario e non - Le conclusioni dei giudici di legittimità

Concludono i giudici delle sezioni unite che la giurisprudenza della Corte di cassazione non ha mai affermato il principio secondo il quale ogniqualvolta un immobile venga concesso in comodato con destinazione abitativa, si debba immancabilmente riconoscergli durata pari alle esigenze della famiglia del comodatario, ancorché disgregata.

Il coniuge separato con cui sia convivente la prole minorenne o non autosufficiente, che opponga alla richiesta di rilascio la esistenza di un comodato di casa familiare con scadenza non prefissata, ha l'onere di provare che tale era la pattuizione attributiva del diritto personale di godimento. Spetta invece al comodante che invoca la cessazione del comodato per il raggiungimento del termine prefissato, dimostrare il relativo presupposto.

2 ottobre 2014 · Rosaria Proietti

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Commenti e domande dei lettori

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  • dhebora.rossi 5 febbraio 2015 at 14:09

    Mio marito ha un debito per risarcimento danni con un privato di 20.000 euro. Non può pagare il suo debito in quanto non disponiamo di denaro. La casa è intestata al 50% e abbiamo la separazione dei beni. Il creditore non ha ancora fatto nulla per avere il suo credito. La mia domanda è se mio marito dona a titolo gratuito la sua quota a me, prima degli atti di pignoramento possiamo essere tutelati da qualsiasi azione. Mi riferisco alla sentenza della cassazione n.38099 del 2009. E' in vigore?

    • Ludmilla Karadzic 5 febbraio 2015 at 14:44

      Nella sentenza da lei citata (valida in quanto tutte le sentenze della Corte di cassazione formano giurisprudenza) si stabilisce che non è punibile penalmente, per sottrazione di beni sottoposti a pignoramento, chi dona l'immobile di proprietà quando non gli è stato ancora notificato l'atto di pignoramento.

      Il che significa semplicemente che suo marito, donando a lei il 50% dell'immobile, prima che esso venga eventualmente sottoposto a pignoramento, non rischia la galera.

      Tuttavia, il creditore/danneggiato avrebbe vita facile a promuovere azione revocatoria dell'atto di donazione, seppur registrato prima della data di notifica di un eventuale pignoramento, in quanto atto pregiudizievole al rimborso del credito acquisito con sentenza passata in giudicato. L'accoglimento dell'istanza di revoca dell'atto di donazione renderebbe quest'ultimo inefficace nei confronti del creditore, che, di conseguenza, potrebbe aggredire la quota di proprietà di suo marito relativa all'immobile.

      L'unica soluzione, a problematiche come quella che la coinvolge, consiste nel vendere l'intero immobile a terzi (non parenti o affini) ad un prezzo di mercato, con documentato e tracciabile passaggio di denaro dall'acquirente al venditore e con l'ulteriore vincolo che il terzo elegga l'immobile acquistato a propria abitazione principale (in pratica in esse devono risiedere il terzo o i suoi parenti più stretti).

      Solo così l'atto di trasferimento del bene è tutelato da una azione revocatoria promossa dal creditore.