uòlter ha lasciato Roma. Senza soldi!

"Quando l'opposizione ha cominciato a dire che il mio era soltanto un bluff sono stato costretto ad alzare i toni" dice il sindaco Alemanno presentando l'esito della verifica effettuata dal Tesoro sui conti capitolini degli ultimi cinque anni. "Io non avrei voluto, ma a questo punto non posso non denunciare che nel bilancio c'è stato un occultamento di dati" attacca.

"Finora si è fatto il gioco delle tre carte per nascondere una voragine: la scelta fatta dalle amministrazioni precedenti è stata quella non di affrontare di petto la realtà, ma di tirare a campare rinviando i problemi e nascondendo la polvere sotto il tappeto. Che, a furia di nascondere, è diventato una montagna". Il risultato della due diligence sembra dargli ragione: "Roma" scrivono gli ispettori "versa in una situazione di grande difficoltà finanziaria". Anzi, "al momento, l'andamento dell'entrate e delle spese non garantisce la sostenibilità finanziaria nemmeno nel breve periodo".

Tant'è che servono circa un miliardo e cento milioni di euro "per ritrovare un equilibrio duraturo della parte corrente di bilancio". Eccolo "il buco che abbiamo iniziato a fronteggiare con l'aiuto del governo" accusa il sindaco. "Insopportabile per un ente come il Comune di Roma".

Seduto accanto al ministro Tremonti, salito sino in Campidoglio per perorare il decreto "salva Roma" che nomina Alemanno commissario straordinario per i debiti pregressi, il primo cittadino ha appena letto in consiglio comunale la sua relazione sullo stato delle casse comunali fra le urla, i cartelli di protesta e il polemico abbandono dell'aula da parte del centrosinistra.

Ma a parlare per lui sono le cifre: "La Ragioneria generale dello Stato ci indica un deficit strutturale di quasi un miliardo e cento milioni", spiega Alemanno, "cui bisogna aggiungere gli 8 miliardi e 150 milioni di debito accumulato nel corso degli anni, che lieviterebbe fino a 9 miliardi e mezzo nel 2010 se fossero applicati tutti i progetti previsti dal Comune".


Ecco perché "cancelleremo la Notte Bianca e razionalizzeremo le spese per la cultura, atti necessari per garantire i servizi sociali". "Abbiamo un serio problema di cassa che deriva dal mancato trasferimento dalla Regione Lazio di un miliardo e 400 milioni e il peso degli oneri finanziari, stimati in 467 milioni per quest'anno e 633 per il 2009. Non sappiamo che riflesso avrà l'uso dei derivati e ci sono 720 milioni di debiti fuori bilancio. Se non fosse intervenuto il governo avremmo dovuto portare i libri di queste due aziende in Tribunale".

Una situazione così grave che se n'è accorta pure la magistratura: "È arrivata una lettera dalla Procura della Corte dei Conti prima del rapporto della Ragioneria di Stato che preannunciava un'iniziativa e un'attenta vigilanza su quello che sta emergendo in questi giorni", conclude Alemanno. "Non credo che ci sarà bisogno di una nostra trasmissione alla Corte, saranno loro a indagare".

Tuttavia il centrosinistra non ci sta a fare il bersaglio. "Non abbiamo occultato un bel nulla" replica l'ex assessore al Bilancio, Marco Causi. "È tutto scritto nelle carte, basta leggerle. Nel 2001 abbiamo ereditato uno stock di debito pesante, pari a 6.1 miliardi, aggravato dagli investimenti per costruire le nuove metropolitane. È un bluff".

di Giovanna Vitale

20 giugno 2008 · Patrizio Oliva

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Stai leggendo uòlter ha lasciato Roma. Senza soldi! Autore Patrizio Oliva Articolo pubblicato il giorno 20 giugno 2008 Ultima modifica effettuata il giorno 19 settembre 2017 Classificato nella categoria attualità gossip politica del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

Commenti e domande

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  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Walter Veltroni 25 giugno 2008 at 00:54

    Il “buco” di Roma non esiste. “E’ una delle più grandi bufale mediatiche mai costruite ed è stata costruita per ragioni politiche.

    Da una parte per attaccare e offuscare i sette anni di Veltroni al governo della città. Dall’altra perché governare una città complessa come Roma è difficile.

    La Notte Bianca, ad esempio, quella notte di settembre in cui Roma diventa un unico grande teatro e museo – gratuito – per tutti. E’ voce sempre più insistente, quasi acquisita, che la giunta Alemanno la cancelli per mancanza di fondi.

    La verità è che è difficile organizzarla. Si dica questo, si dica la verità. E non si tirino fuori problemi di bilancio perchè non ci crede nessuno: la Notte Bianca costa un milione di euro e sono per lo più coperti da sponsor.

    Avrei preferito far sgonfiare la cosa da sola, come sta accadendo con la certificazione della Ragioneria generale e di Standard and Poor’s, l’agenzia di certificazione dei bilanci…

    Ma l’attacco di Berlusconi, a freddo, venerdì, mentre era in corso una delicatissima Assemblea dei costituenti del Pd, è stato troppo.

    Adesso vi dimostro cifra per cifra come il debito della Capitale sia cresciuto meno di altre città, e sia inferiore, tanto per fare une esempio, a quello di Milano.

    Con le dichiarazioni del presidente del Consiglio si è oltrepassato il limite: così si prendono in giro i cittadini. Se c’è materia su cui Berlusconi non dovrebbe parlare è quella sui buchi di bilancio: lui ha lasciato all’Italia 30 miliardi di aumento di deficit in tre anni.

    Tanto per cominciare, il debito non è un buco, cioè non è un deficit. Ma uno stock che si accumula anno dopo anno in relazione ai mutui e ai titoli che l’Amministrazione pubblica contrae e che dovrà ripagare in futuro.

    In Italia alla fine del 2007 il debito è pari a 1.596,7 miliardi. Il debito del Comune di Roma ne è una parte corrispondente allo 0,43%”.

    A Roma il debito è cresciuto dal 2001 al 2007 del 14,4%, a Milano del 18,2%. Il debito per abitante a Roma è di 2540 euro, a Milano 2840.

    Se avevano bisogno di soldi, i nuovi ammistratori potevano fare a meno di questo can can. Invece da settimane la Capitale sta sui giornali senza che l’amministrazione reagisca. Anzi: l’amministrazione è buona parte di questa campagna di fango.

    Il debito nasce da “uno schock per mutui e titoli che l’amministrazione pubblica dovrà pagare.

    In più c’è una crisi di liquidità provocata dai debiti della Regione Lazio. Lo Stato non ha trasferito alla Regione Lazio i soldi che questa doveva girare al Comune di Roma, 257 milioni di euro. Ma solo perché la Regione ha un debito gigantesco di 10 miliardi, prodotto negli anni da un’amministrazione di centrodestra.

    A questo va aggiunto un mancato gettito Ici sulla prima casa che toglierà al comune 200 milioni nella rata di giugno e altri 200 a dicembre. Decisione non certo presa da noi.

    E’ sbagliato conteggiare nel debito pubblico i finanziamenti attivati per realizzare gli investimenti, in particolare le metropolitane: si parla di 1,277 miliardi di euro. Si tratta di linee di credito attivate, ma non ancora incassate, e che invece sono state messe in conto adesso dalla giunta Alemanno che così è arrivata a contestare alla gestione Veltroni la cifra tonda di oltre otto miliardi di euro.

    L’ammontare del debito del Comune di Roma, secondo quanto certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e dalle agenzie di rating, è di 6,874 miliardi di euro. Esattamente la cifra che abbiamo sempre detto.

  • Elio Lannutti 21 giugno 2008 at 17:50

    Le agenzie di rating, nate agli inizi del Novecento negli Stati Uniti, analizzano la solidità finanziaria di soggetti quali stati, enti, governi, imprese, banche, assicurazioni. Le principali agenzie sono tutte statunitensi: Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch. Il rating, che valuta l’entità del rischio di credito, si divide in due principali categorie: il rischio commerciale ed il rischio paese, ma non misura altri tipi di rischi quale il rischio di tasso o di cambio, ecc. La valutazione della capacità del debitore di far fronte al rimborso del proprio debito finanziario viene fornita ricorrendo ad una scala alfabetica, che va da un valore massimo ad uno minimo

    Un monitoraggio effettato dall’Adusbef su oltre 1.000 “report” (consigli per gli acquisti o per le vendite su titoli e/o azioni) emessi a pagamento (quindi con un potenziale conflitto di interessi, a volte anche quando non è stato richiesto) dalle maggiori agenzie di rating, anche di origine bancaria, ha rappresentato la prova provata che tali rapporti sono risultati sballati al 91 per cento,efficaci al 9 per cento. Quando le agenzie diffondono su internet, tramite lettere finanziarie o stampa specializzata,i loro reports su società quotate, i consigli (ad acquistare: buy; vendere: sell; o tenere: hold ) 9 volte su 10 si sono rilevati vere e proprie bufale a danno dei risparmiatori i quali, seguendo quei non proprio disinteressati consigli,hanno messo a repentaglio il frutto del loro sudato risparmio, con perdite maggiori rispetto alla loro normale capacità di investimento.

    Le società di rating,poiché sono pagate dai committenti e non dagli investitori,sono portatrici di un conflitto di interessi, che ha mostrato tutta la sua evidenza negli scandali finanziari mondiali: dalle Enron e Worldcom alla Parmalat.

    Il 19 ottobre 2006, 2 delle 3 agenzie di rating internazionali che agiscono in regime di oligopolio, hanno deciso di declassare l’Italia, hanno dato voluto cioè dare un voto negativo alla capacità dell’Italia di gestire la sua economia. Non è la prima volta che questo accade, anche in presenza di governi di differente orientamento politico. E’ un voto che solitamente ha drammatiche conseguenze economiche e sociali. Delle tre agenzie, la Standard & Poors, la Fitch e la Moody’s, questa volta le prime due hanno ritoccato negativamente il loro voto, mentre per il momento la terza lo ha mantenuto invariato. Le motivazioni della “pagella” sono sempre di una ripetitività e di una banalità quasi disarmanti: i tagli nelle spese di bilancio non sono sufficienti e la “riforma delle pensioni” (leggi privatizzazione delle pensioni) va troppo a rilento. Sono giudizi, ripetuti in salse un po’ diverse, che sono stati emessi per tutti, siano questi paesi industrializzati o nazioni in via di sviluppo. L’effetto immediato del voto negativo è un aumento dei tassi di interesse per “ricomprare” la fiducia dei sottoscrittori di obbligazioni e di altre forme di credito, per cui tutto il debito pubblico e privato di una nazione costa subito di più (la stima del declassamento italiano, calcolata da Adusbef,è pari a circa 3,3 miliardi di euro), con ricadute negative sul bilancio statale e con l’aggiunta di ulteriori tagli alla spesa sociale. Per le nazioni più deboli, queste decisioni provocano anche una caduta del valore di scambio della moneta, con effetti devastanti sulle importazioni (che costano di più), sulle esportazioni (che valgono di meno) del paese, sul suo bilancio statale e sui livelli di vita della popolazione.

    Con la deregolamentazione dell’economia, soprattutto dall’inizio degli anni novanta, queste agenzie sono diventate il “grande fratello” finanziario e hanno progressivamente accumulato un potere immenso, superiore a quello degli stati e delle banche centrali, sia nella valutazione delle politiche dei governi che dell’andamento economico di qualsiasi entità privata, determinando le decisioni di tutti gli attori economici. All’inizio le agenzie offrivano, a pagamento, ai detentori di titoli di credito i loro giudizi sul comportamento dei debitori. Adesso persino i debitori pagano per avere un “voto” prima di emettere un’obbligazione o attingere a qualsiasi altra forma di credito. Senza il voto delle agenzie, economicamente non si esiste più. Per poter comprare o vendere, per prendere o dare a prestito, bisogna pagare il “pizzo” per ricevere la protezione o il semplice riconoscimento da parte di questi nuovi potentati.

    Va sottolineato che le tre maggiori agenzie di rating (le 3 sorelle) sono delle entità private strutturate come società per azioni e quindi parte della logica di mercato e sottoposte al principio del massimo profitto possibile. Inoltre, e risulterà chiaro da una sintetica analisi delle loro strutture dirigenziali, le “tre sorelle” hanno partecipazioni dirette, anche attraverso i membri dei loro consigli direttivi, Board of Directors, delle più grandi corporations internazionali e delle più grandi banche internazionali, pesantemente coinvolte nelle operazioni di finanza derivata, cioè in quelle speculazioni finanziarie principalmente responsabili delle bolle speculative e dell’attuale crisi finanziaria sistemica globale.

  • Salvatore Tamburro 21 giugno 2008 at 17:43

    Ricordo che un giudizio negativo fatto da un’agenzia di rating di notevole importanza come S&P influisce negativamente sul Paese, perché declassano la sua economia, consigliando implicitamente di disfarsi di titoli di stato che appaiono deboli come i BOT italiani, a vantaggio di quelli di altri Paese (come i Bot tedeschi) che invece vantano un giudizio di rating positivo sul risanamento del proprio debito pubblico.

    Bisogna ricordare che il più delle volte tali agenzie, che non sono altro che società private (società per azioni), prendono della gran cantonate. Adusbef, associazione di consumatori, ha effettuato un monitoraggio su oltre 1.000 “report” (consigli per gli acquisti o per le vendite su titoli e/o azioni) emessi a pagamento dalle maggiori agenzie di rating, constatando che tali rapporti sono risultati sballati nel 91% dei casi. Quando le agenzie diffondono i loro solenni giudizi, tramite i loro reports su società quotate, questi 9 volte su 10 si sono rilevati vere e proprie bufale a danno dei risparmiatori che si sono ridotti ad investire in azioni che magari le agenzie reputavano oro, mentre nella realtà si sono rivelate azioni di società prossime al fallimento.

    Le società di rating inoltre includono al loro interno un conflitto di interessi, poiché sono pagate dai committenti e non dagli investitori: le “tre sorelle” hanno partecipazioni dirette all’interno delle più grandi corporations internazionali e delle più grandi banche internazionali, coinvolte in speculazioni finanziarie principalmente responsabili delle bolle speculative e dell’attuale crisi economica globale.

    In pratica, una banca paga una società di rating per esprimere un giudizio positivo (magari tipo una bella AA+) su una società X di cui vorrà vendere le azioni al pubblico dei risparmiatori, pur sapendo che tale società nell’arco di qualche mese dichiarerà la bancarotta e fallirà, con la conseguenza che i risparmiatori si ritroveranno ad aver investito in pezzi di carta che valgono meno della carta igienica, gettando al vento magari i risparmi di una vita. A seguito di ciò, l’agenzia di rating si discolperà affermando che c’è stato un equivoco, che loro forniscono solamente una valutazione del credito e un commento, che non forniscono alcuna sorveglianza, si limitano a dare un rating alle transazioni che gli emittenti consegnano, basandosi sui loro criteri pubblicati; insomma il loro diventerebbe solo un giudizio personale da prendere con le pinze, esentandosi così dall’incorrere in qualunque tipo di responsabilità civile o penale per il danno indirettamente causato a migliaia di ignari risparmiatori.

    Gli esempi più lampanti passati e recenti sono quelli del 2001 per il crac della statunitense Enron, oppure nel 2003 per il crac Parmalat in cui non furono onorati i pagamenti delle obbligazioni che, invece, godevano di un rating pubblico stabile (BBB-) emesso da Standard & Poor’s, fino alla recente crisi finanziaria esplosa con i mutui sub-prime, considerati come delle perle dalle agenzie di rating fino a pochi mesi fa.

    Fidarsi è bene, ma diffidare dalle “tre sorelle” del rating diventa doveroso poiché rappresentano una struttura organizzata delle principali banche del pianeta che controllano il sistema finanziario e debitorio delle nazioni, attraverso tremende speculazioni e attraverso il vortice del debito (signoraggio) che ci rende tutti schiavi, banche, lobbies e massoni a parte ovviamente.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

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    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

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    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

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    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Roberto Calderoli 21 giugno 2008 at 17:29

    Quello staccato per la Capitale non è un regalo ma solo un’anticipazione. Le risorse a fondo perduto non esistono più, né per Roma né per Napoli. Alemanno ha ereditato una situazione catastrofica di cui non è responsabile.

  • Andrea Augello 21 giugno 2008 at 17:27

    L’opposizione sia più seria e matura.
    Le polemiche non servono a molto. Quel che è certo è che l’azione del centrodestra ha scongiurato gli effetti di un grave squilibrio dei conti nel Comune di Roma, e ha concesso alla Regione Lazio un altro mese di tempo per evitare il commissariamento causato dai debiti attuali e non certo da quelli passati.

  • Ciccio Storace 21 giugno 2008 at 17:26

    Veltroni è nervoso per l’inchiesta sul Prg.
    Per difendersi da Berlusconi, Veltroni tira fuori la sanità del Lazio e dimentica quattro ospedali aperti a Roma.
    È nervoso da quando la Procura indaga sul piano regolatore

  • Roberto Morassut 21 giugno 2008 at 17:24

    Ora Alemanno non cerchi più scuse.
    Non ci sono debiti nascosti. La giunta Veltroni ha amministrato bene. Il sindaco Alemanno cerca solo di delegittimare l’ottimo lavoro svolto in questi anni. E’ ora che Alemanno cominci a far fronte agli impegni assunti in campagna elettorale, anziché dedicarsi a distruggere l’esistente o a cercare giustificazioni per il proprio immobilismo.

  • Paolo Gentiloni 21 giugno 2008 at 17:22

    Basta con le accuse strumentali a Veltroni.
    Come conferma Standard and Poor’s, i conti romani sono esattamente quelli conosciuti, non c’è nessun buco e tantomeno dei debiti occultati. I buchi veri ce li hanno lasciati gli amici di Alemanno, con i guasti nella sanità della Regione Lazio. Ora questa vicenda, fatta solo di accuse propagandistiche, dovrà finire.

  • Marco Causi 21 giugno 2008 at 17:21

    Quanto affermato da Standard and Poor’s fa giustizia della grande mistificazione costruita negli ultimi giorni intorno ai conti del Comune di Roma. Non c’è nessun dato che la giunta Veltroni abbia occultato e il livello del debito del Comune è cresciuto durante la gestione Veltroni meno di quello nazionale e meno del tasso d’inflazione.

  • Myriam Fernandez de Heredia 21 giugno 2008 at 17:19

    Quelli forniti da Alemanno sono dati che già avevamo. Secondo noi di S&P non esistono al momento elementi nuovi rispetto al quadro di febbraio e i finanziamenti concessi e non ancora utilizzati non possono essere considerati come debito in essere.
    Il rating per il Comune di Roma resta dunque fermo ad “A+”.

  • S&P 21 giugno 2008 at 17:13

    E meno male che c’è Standard and Poor’s. La più autorevole agenzia di rating, l’organismo che certifica i bilanci, infatti “assolve” e sdrammatizza l’operato del Veltroni team al Campidoglio dicendo che nei conti del Comune di Roma non ci sono debiti nascosti. E lancia un’ombra di mistificazione sulle accuse di fallimento lanciate da Berlusconi e da Alemanno. S&P infatti, blocca a 6,9 miliardi il debito del comune di Roma, la stessa fotografia dello scorso febbraio. Non una situazione rosea, certo, ma comunque distante dagli 8,1 miliardi che sta contestando Alemanno e che fanno dire a Berlusconi: “E’ bancarotta”. La differenza di cifre, spiegano i tecnici dell’agenzia, nasce dal fatto che “non sono considerati come debito in essere i finanziamenti concessi e non ancora utilizzati”.

    “Standard and Poor’s cancella le accuse rumorose e gonfiate contro Veltroni e gli anni della sua amministrazione” dice Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd. “S&P – continua – dice che i conti romani sono esattamente quelli conosciuti, non c’è nessun buco e tanto meno debiti occultati. I buchi veri ce li hanno lasciati gli amici di Alemanno, con i guasti nella sanità della regione”. Quindi ora basta con la propaganda: “Alemanno, dopo aver cercato scuse per non farlo, sarà costretto a governare e dovrà dimostrare di saper mantenere le sue promesse. E Berlusconi deve smettere di cercare di delegittimare il leader del maggior partito dell’opposizione”.

    “E adesso basta con le mistificazioni” attacca Marco Causi, ex assessore al Bilancio in Campidoglio e ora deputato del Pd. L’agenzia americana conferma infatti in 6,9 miliardi il livello del debito comunale e afferma che la relazione della Ragioneria generale dello Stato chiesta da Alemanno “non dà nessuna informazione nuova, sono dati che già avevamo. La giunta Veltroni non ha occultato dati e il livello del debito del Comune è cresciuto durante la gestione Veltroni meno di quello nazionale e meno del tasso d’inflazione”. Dal Pd si alza un coro liberatorio, da Michele Meta (“Alemanno governi e non cerchi scuse”) a Giovanna Melandri (“Berlusconi non può permettersi di dare lezioni”).

  • c0cc0bill 21 giugno 2008 at 17:36

    Potenza della politica.
    Avevo sempre pensato che i bilanci e la ragioneria fossero correlati alla matematica. Un campo dove 2 + 2 facesse sempre 4.

    Invece qui è evidente che un bilancio va interpretato ed è materia puramente filosofica. Quello che qualcuno vede nero, può essere visto come bianco da altri.

    I debitori che leggono questo blog dovrebbero prendere lezioni dai politici. Altro che perdere tempo a leggere queste pagine.

    Così che quando le società di recupero crediti vi mandano a casa l’esattore per riscuotere, voi, se siete diventati bravi come loro, gli dimostrate che è la società di recupero che deve soldi a voi.

    E magari, se eccellete davvero in questo campo come certamente eccelle S&P, è capace che l’esattore vi stacchi pure un assegno.

    Quale campo? Quello delle tre carte, ovvio!

  • Sergio Rizzo 21 giugno 2008 at 11:35

    Zero virgola zero. Questo, secondo la Ragioneria generale dello Stato, aveva in cassa il comune di Roma il 28 maggio scorso. Zero euro virgola zero centesimi. Anzi, a sentire gli uomini del Ragioniere, Mario Canzio, il Campidoglio avrebbe addirittura utilizzato più soldi rispetto a quelli che in base alla legge la tesoreria dello Stato gli avrebbe potuto concedere. E non si tratta di pochi centesimi, bensì di 221.264.731 euro. Al punto che questo stato di cose, hanno scritto gli ispettori del Tesoro nel rapporto che gli aveva chiesto il nuovo sindaco della capitale, Gianni Alemanno, «impedirebbe qualunque pagamento». Non si allarmino i quasi 25 mila dipendenti del Comune: gli stipendi non sono in pericolo.

    Ma la situazione, per usare un eufemismo, non è rosea. Anche perché i debiti del Campidoglio, nel frattempo, compresi anche quelli (1,2 miliardi) contrattualizzati ma non ancora utilizzati per far fronte a investimenti come quelli nella nuova linea della metropolitana, sono arrivati a 8 miliardi 151.416.863 euro. Sarebbe questo il «buco pazzesco» che a sentire Alemanno gli avrebbe lasciato il centrosinistra: e senza considerare, sempre secondo il nuovo sindaco, un misterioso debito fuori bilancio che però la Ragioneria ha definito «presunto » e «non quantificabile». Normalmente, ogni confronto fra Roma e Milano non potrebbe che iniziare dai trasferimenti dello Stato centrale, che per la capitale (dice l’associazione Civicum) sono pari a 264 euro per abitante mentre a Milano sono meno di un terzo di quella cifra (82 euro).

    Invece oggi non si può che partire dai debiti. Sulla clamorosa esposizione del Campidoglio, l’ex assessore al Bilancio della giunta di Walter Veltroni, Marco Causi, ora parlamentare del Pd, fornisce nel suo sito la seguente spiegazione. Nel 2001, quando è arrivato Veltroni, il Comune di Roma aveva 6 miliardi 21 milioni di debiti, fatti in larga misura per ripianare l’enorme deficit dei servizi di trasporto accumulati negli anni Ottanta e Novanta. Questa parte del debito la Ragioneria l’ha anche quantificato: 3 miliardi 108.541.919 euro, pari al 47,81% dell’indebitamento complessivo, sono serviti a coprire solo il buco dei trasporti. Si tratta di 1.150 euro per ogni residente. Dal 2002, sostiene Causi, il nuovo debito è servito esclusivamente per gli investimenti. Per non parlare dei soldi (1,7 miliardi) mai versati al Campidoglio dalla Regione Lazio e che sarebbero la vera ragione della crisi finanziaria del Campidoglio.

    Comunque sia, nel 2006 i debiti di Roma avevano toccato 6 miliardi 564 milioni, contro i 3 miliardi 627 milioni di Milano. Per arrivare a fine 2007, secondo la Ragioneria, a 6,9 miliardi in bilancio e schizzare a 8,1 miliardi considerando appunto tutti i contratti bancari in essere. Più consolante per i romani, tuttavia, secondo Causi, risulta la lettura di un recente rapporto della prestigiosa agenzia di rating Standard&Poor’s che ha raffrontato i dati del 2006 di alcune grandi città. Da questo rapporto risulta, per esempio, che il debito comunale pro capite che grava sulle spalle di ogni cittadino milanese era di 2.782 euro, contro i 2.426 euro caricati sulla schiena di ogni romano. Non soltanto: la spesa per gli interessi pagata dal Comune di Milano era pari al 15,5% del totale delle entrate municipali, contro il 13,9% del Campidoglio.

    Basta questo per affermare che se Roma piange nemmeno Milano ride? Forse. Anche se Milano non ha certamente la crisi di liquidità che affligge la capitale. E soprattutto, Milano è una città più ricca di Roma, come provano i dati sulla disoccupazione (7,2% a Roma, 3,9% a Milano) e sul prodotto interno lordo pro capite a parità di potere d’acquisto (30.557 euro Roma, 35.794 Milano). Ma è abbastanza per dimostrare che i grandi comuni italiani non nuotano nell’oro. Le spese, d’altra parte, corrono. E corrono più a Milano che non a Roma, almeno secondo lo studio realizzato qualche mese fa da Mediobanca per l’associazione Civicum presieduta da Federico Sassoli de Bianchi. Nel 2006 le spese correnti del Comune di Milano erano di 1.308 euro per abitante, contro 1.096 euro di Roma. Colpa dei dipendenti, senza dubbio: a Milano (dati 2006) sono 17.570 e a Roma 24.872.

    Ma siccome i romani sono circa il doppio dei milanesi, ecco che a Milano ci sono 1,35 dipendenti comunali ogni 100 abitanti, mentre a Roma sono «appena » 0,92. Il che starebbe a sfatare un sacco di luoghi comuni, se non fosse che la differenza dei servizi fra Milano e Roma è effettivamente palpabile. Anche se a Roma ci sono molti più bambini (97.323 contro 35.753) e il Comune ha una superficie territoriale sette volte maggiore. Vero è, come racconta la Ragioneria, che il Comune di Roma aveva varato qualche mese prima delle elezioni un piano straordinario di assunzioni (1.000-1.500 unità, di cui molti precari) che se fosse attuato costerebbe la bellezza di 57 milioni di euro nel prossimo anno. Ma anche così Milano resta in vantaggio.

    Una bella differenza c’è anche nelle società controllate. Quelle meneghine hanno 22.604 dipendenti, circa 5.500 in meno rispetto a quelle romane. A Milano ce n’è uno ogni 59 abitanti, a Roma uno ogni 98. Altro luogo comune sfatato? Sembrerebbe, se non fosse, pure qui, che ogni dipendente di una società municipale a Roma produce ricavi per 107.151 euro, e a Milano per 218.274 euro: più del doppio. E gli apparati di governo quanto costano? Le spese che Civicum classifica «per organi istituzionali, partecipazione e decentramento», sono di 19 euro pro capite a Milano e di ben 33 a Roma. Difficile dire cosa ci sia dentro questo aggregato. Ma che anche nei piani alti dei municipi le spese corrano, non c’è alcun dubbio.

    La consulenza di 165 mila euro che il sindaco di Milano Letizia Moratti ha dato a Paolo Glisenti per coordinare «i rapporti istituzionali del sindaco» è molto diversa da quelle di 138.166 euro ciascuna che Veltroni ha assegnato ai suoi collaboratori Walter Verini e Paolo Soldini? E che dire dei costi degli incarichi dirigenziali assegnati dal comune di Milano, già criticati dalla Corte dei conti e a proposito dei quali si deve ancora pronunciare la magistratura? Per avere un’idea dei costi delle strutture di governo, basta prendere una delibera dello scorso anno del comune di Roma, con la quale Lucia Di Cicco, dipendente di Zètema progetto cultura, è stata comandata al Comune di Roma per lo staff dell’ex assessore Silvio Di Francia, a un costo di circa 12 mila euro lordi al mese.

    Da tenere presente che in base a una ordinanza del 2001 ogni assessore avrebbe diritto a un gabinetto di 15 persone. E siccome gli assessori di Roma nella giunta Veltroni erano 15, si poteva arrivare a 225. Compresi sindaco e vice, la struttura di governo di una città come Roma non ha nulla da invidiare a quella di un ministero come quello dell’Economia. Secondo Civicum, anche gli investimenti sono superiori a Milano rispetto a Roma: 463 euro l’anno contro 363. La spesa per la polizia locale è invece pressoché identica. Mentre quella per gli asili nido e i minori è di 116 euro pro capite a Milano e di 79 a Roma. Il rapporto si potrà riequilibrare semplicemente tagliando alcune spese che il nuovo sindaco romano Alemanno giudica superflue, come quelle delle «Notti bianche», in realtà al solo scopo di porre fine politicamente, come sospettano i suoi avversari, a un modello di governo urbano del centrosinistra? Probabilmente non basterà. Tanto più se le tanto criticate «Notti bianche», come ha sempre sostenuto Causi, si sono rivelate anche un affare: un milione e mezzo spesi dal Comune e dieci milioni di incassi Iva in più per l’Erario. Fosse davvero così…




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