Quando il pagamento di un debito del defunto configura accettazione tacita dell'eredità

In tema di successioni per causa di morte, un pagamento transattivo del debito del de cuius, ad opera del chiamato all'eredità, configura un'accettazione tacita dell'eredità, non potendosi transigere un debito ereditario se non da colui che agisce quale erede.

Ma, lo stesso adempimento eseguito con denaro proprio, ed in epoca successiva alla rinuncia, non integra accettazione tacita dell'eredità e non rende inefficaci gli effetti della precedente rinuncia.

La rinuncia all'eredità, infatti, può essere riconosciuta inefficace solo se, fra la data di decesso del de cuius e quella di sottoscrizione della rinuncia stessa, è possibile ascrivere al soggetto che rinuncia il compimento di atti rilevanti, previsti dal codice civile come indicativi o impositivi di una accettazione tacita dell'eredità.

Ad esempio, la rinuncia ai diritti di successione a fronte di un corrispettivo o a favore di alcuni soltanto dei chiamati, comporta accettazione dell'eredità. Oppure, quando il chiamato sottrae o nasconde beni spettanti all'eredità stessa, egli decade dalla facoltà di rinunciarvi e viene considerato erede puro e semplice, anche dopo una successiva rinuncia, secondo il principio semel heres, semper heres, vale a dire una volta erede, erede per sempre.

Questo l'orientamento espresso dai giudici di legittimità nella sentenza numero 1634 del 27 gennaio 2014.

1 febbraio 2014 · Ludmilla Karadzic

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Stai leggendo Quando il pagamento di un debito del defunto configura accettazione tacita dell'eredità Autore Ludmilla Karadzic Articolo pubblicato il giorno 1 febbraio 2014 Ultima modifica effettuata il giorno 19 giugno 2016 Classificato nella categoria accettazione e rinuncia eredità - accettazione con beneficio di inventario Inserito nella sezione tutela dei beni del debitore del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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  • tango2 4 aprile 2015 at 13:04

    Innanzitutto La ringrazio infinitamente per il gent.ssimo interessamento,
    Credo però di non aver esposto il problema in maniera sufficientemente chiara..
    4 fratelli ereditano alcuni immobili oltre ad un debito bancario già contratto dal defunto.
    Mentre si ragionava congiuntamente sulla possibile vendita di alcuni degli immobili ereditati per estinguere il debito con la banca, uno dei fratelli ne ha arbitrariamente concordato (con la banca stessa) l’estinzione con propri fondi privati senza condividere questa azione con gli altri fratelli.
    Ora, questi, richiede ai fratelli la somma pro quota (chiaramente esclusa la sua) maggiorata di interessi (pari a quelli bancari) che verranno a maturasi fino al giorno in cui gli altri fratelli non salderanno a suo favore la loro parte. Qui nasce un bel problema poiché, trattandosi di cifre importanti, nessuno dei tre fratelli ha disponibilità economiche sufficienti. L’unico modo che i tre fratelli avrebbero per saldare il debito sarebbe quello di procedere alla vendita degli immobili ma questo viene continuamente reso impossibile dal fratello creditore con mille e mille controversie. Addirittura è successo più volte che lui stesso avanzasse proposte di accordo bonario per poi essere l’unico a non firmarle!
    Nello stato di fatto, il fratello che ha pagato la banca ha tutti gli interessi acché passi il tempo per maturare interessi fino ad arrivare al punto che quanto gli sarà dovuto raggiungerà il valore complessivo della mole ancora indivisa. In tal modo prenderà tutto lui! Sta di fatto che sono passati già 5 anni e nulla si è concluso ed Il “buon” fratello creditore continua a maturare interessi giorno dopo giorno…

    Grazie ancora!

    • Simone di Saintjust 4 aprile 2015 at 15:00

      Per porre fine al progetto del “buon” fratello, gli altri coeredi non hanno scelta: devono procedere giudizialmente per chiedere la divisione dell’eredità, ex articolo 713 e seguenti del codice civile.

  • tango2 3 aprile 2015 at 13:25

    Vorrei chiedere se sia legittimo che, in caso di decesso di un parente, uno dei 4 eredi saldi arbitrariamente tutto il debito bancario del defunto chiedendone agli altri coeredi la restituzione pro quota più interessi maturati fino alla futura data di estinzione. Poiché l’erede che ha estinto il debito si oppone continuamente alla divisione testamentaria e gli altri coeredi non sono in condizione di saldare il debito pro quota, gli interessi aumentano continuamente ed alla fine tutta l’eredità sarà assorbita appunto dall’unico erede che ha pagato la banca.

    • Ludmilla Karadzic 3 aprile 2015 at 17:16

      Il codice civile (articolo 754) parla chiaro: gli eredi sono tenuti verso i creditori al pagamento dei debiti in proporzione della loro quota ereditaria. Il coerede che ha pagato oltre la parte a lui incombente può chiedere agli altri coeredi soltanto la parte per cui essi devono contribuire. Il coerede, cioè, conserva la facoltà di chiedere il pagamento del debito saldato al creditore, detratta la parte che deve sopportare come coerede.

      Questo per rispondere alla prima parte della domanda: il coerede che paga tutti i debiti lasciati dal defunto è legittimato a farlo.

      Per quanto attiene, invece, il timore espresso nella seconda parte, va precisato che, sempre secondo il codice civile (articolo 752), i crediti del de cuius, a differenza dei debiti, non si dividono automaticamente, ma entrano a far parte della comunione ereditaria. Anche secondo giurisprudenza consolidata, i crediti non si dividono automaticamente ma vengono ripartiti tra i coeredi con la divisione di tutta la massa ereditaria, per cui è vietato al singolo coerede (anche quello che si è assunto l’onere di pagare i creditori del de cuius) di compiere gli atti individuali dispositivi sulla massa ereditaria ed è perciò necessario che qualsiasi atto, che a essi si riferisca, sia posto in essere congiuntamente da tutti i coeredi.

      Ciò significa, in pratica, che il coerede che ha saldato i debiti del defunto non può per questo compiere atti individuali dispositivi dei conti correnti del defunto: un solo coerede, infatti, non potrà agire unicamente in nome proprio per riscuotere in tutto o in parte l’eredità lasciata in conto corrente o in deposito titoli. Ed è questa la ragione per cui, probabilmente, il coerede che ha pagato si oppone alla divisione ereditaria: vorrebbe prima rientrare delle quote dovute dagli altri coeredi.

      La banca, infatti, dovrà comunque ripartire la disponibilità lasciata dal de cuius fra i coeredi. Il coerede che ha assunto l’onere di saldare i debiti del defunto dovrà richiedere la quota a ciascuno dei coeredi e, semmai, agire per vie giudiziali per ottenere il rimborso di quanto anticipato.




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