Marzia Ciunfrini

Sia il coniuge che i suoi avvocati non possono – nella fase stragiudiziale del processo di separazione o divorzio finalizzato a definire con un accordo consensuale gli assetti patrimoniali, l’eventuale definizione di un assegno di mantenimento a carico dell’uno e a favore dell’altro, l’assegnazione della casa familiare nonché l’affidamento e la partecipazione al mantenimento dei figli – ottenere informazioni sul reddito recentemente percepito dalla controparte tramite l’accesso ai documenti registrati nell’anagrafe patrimoniale detenuta da Agenzia delle Entrate.

Per prendere visione dei dati reddituali di una delle due parti a richiesta dell’altra, infatti, è necessaria una autorizzazione del giudice che può intervenire solo nella fase prettamente giudiziale.

Quindi, la scelta se esibire o no la busta paga, a richiesta della controparte, è una scelta squisitamente soggettiva e collegata alla effettiva volontà di raggiungere un accordo consensuale che non venga delegato, piuttosto, alle decisioni del collegio giudicante.

Deve esserci, tuttavia, la consapevolezza che una eventuale scostamento fra il reddito (minore) riferito verbalmente alla controparte, rispetto a quello (maggiore) ottenuto consultando l’anagrafe tributaria, non giocherebbe a favore del coniuge che, nella fase stragiudiziale, negando l’esibizione dell’ultima busta paga, avesse dichiarando dati non veritieri.


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