Carla Benvenuto

L’INPS non ha ancora ufficializzato la procedura che fissa i termini di decadenza per la notifica della revoca della prestazione del reddito di cittadinanza e di prescrizione per la notifica della pretesa relativa alla restituzione degli eventuali importi indebitamente percepiti.

Per quel che riguarda le prestazioni pensionistiche indebitamente percepite, la prescrizione del diritto di chiedere la restituzione dell’indebito è quinquennale, anche in accordo con l’articolo 2948 del codice civile, secondo il quale la prescrizione del diritto alla restituzione è breve (cinque anni) per tutto ciò che viene erogato periodicamente ad anno o in termini più brevi (anche il reddito di cittadinanza viene erogato mensilmente).

Tuttavia l’INPS (e la Giurisprudenza consolidata) estendono decadenza e prescrizione al decennio quando l’indebito, come nella fattispecie, viene percepito sulla base di dichiarazioni mendaci del beneficiario. Non solo, in un simile scenario, la prescrizione decennale decorre dal momento in cui il soggetto erogante scopre la frode. Quindi, se volesse stare assolutamente tranquillo fra dieci anni, nel dicembre 2032, qualora nel frattempo l’INPS non le avesse richiesto indietro i soldi di cui ha beneficiato nel corso del 2021 senza averne alcun diritto, deve trovare il modo di autodenunciarsi adesso, nel 2022, rendendo nota all’INPS la frode perpetrata ai suoi danni anche per il 2021, con la DSU ISEE presentata nel 2021.

Non ha alcun fondamento giuridico, normativo e/o anche procedurale l’asserzione che l’INPS debba richiedere le somme ingiustamente erogate entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di erogazione. Sarebbe bello, ma, purtroppo, non è così. L’INPS deve richiedere entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di erogazione le somme corrisposte, per proprio errore, e relative a trattamenti pensionistici, ma non per gli importi erogati, in seguito a comportamenti fraudolenti, al percettore non avente diritto.


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