Gennaro Andele

Nei prossimi giorni è atteso il decreto che dovrebbe imporre alcune misure per risparmiare sul consumo di gas, da applicare sia alle abitazioni private che agli edifici pubblici: attesi nuovi interventi anche sul caro-bollette.

Dal prossimo ottobre i termosifoni saranno accesi per un’ora in meno al giorno e segneranno un grado in meno: non più 20°C ma 19°C.

Non solo per le case private con riscaldamento centralizzato, ma anche per gli edifici pubblici.

La notizia è filtrata da fonti ministeriali e, secondo quanto riporta Adnkronos, è stata confermata dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani (in foto), dopo essere stata illustrata dallo stesso ministro ai colleghi di governo nell’ambito dell’informativa sul piano di risparmio del gas per i prossimi mesi

In alcune zone del Paese, quelle dove il clima è più mite, i gradi in meno per i termosifoni potrebbe scendere fino a due. Nelle stesse aree si potrebbe arrivare a tenerli accesi due ore in meno che negli anni passati. In questo caso si tratterebbe però di un suggerimento per i cittadini, più che una regola.

Con misure di minima riduzione delle temperature, utilizzando combustibili alternativi per limitati periodi e ottimizzando l’uso dell’energia si potrebbero risparmiare tra i 3 e i 6 miliardi di metri cubi di gas in un anno”, rende noto il Mite

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A temperature dial on a radiator at a home in London, Britain, 10 January 2022. ANSA/ANDY RAIN
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©Ansa
La stretta sui riscaldamenti pubblici e privati dovrebbe ora essere messa nero su bianco con un decreto ministeriale che Cingolani firmerà nei prossimi giorni. Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, verrà anche ridotto di due settimane il periodo in cui i termosifoni potranno rimanere accesi. Nel corso dell’informativa non ci sarebbe invece stato alcun accenno al ricorso allo smart working nel servizio pubblico né ad interventi sull’illuminazione delle vetrine nei negozi. Attesi invece nuovi interventi anche sul prezzo delle bollette.

Guardando al settore scolastico, fonti di governo escludono anche il ritorno alla didattica a distanza come ulteriore metodo per risparmiare sull’energia.

Il provvedimento in arrivo segue l’accordo raggiunto lo scorso 26 luglio in sede europea per limitare i consumi energetici, nella prospettiva di dover fronteggiare un’eventuale interruzione totale delle forniture di gas in arrivo da Mosca. Se la Russia chiudesse anche in parte l’erogazione energetica “dovremo sicuramente fare del risparmio” di gas, aveva già detto Cingolani negli scorsi giorni.

La notizia non è nuova: sono mesi che si parla di un possibile piano di risparmio energetico. Sarebbero tre gli scenari contemplati da Palazzo Chigi, che vuole approvare il piano prima delle elezioni politiche del 25 settembre.

Le varie ipotesi prevederebbero misure più stringenti nel caso in cui si arrivasse al blocco totale delle forniture di gas russo. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dalla Tass, ha precisato che sono le sanzioni imposte a Mosca a “impedire” a Gazprom di fornire all’Europa alti quantitativi di gas

Le misure di contenimento dei consumi energetici si accompagnano agli sforzi del governo di ampliare le forniture in arrivo da Paesi diversi dalla Russia, in particolare dai Paesi africani.

Si stima che l’Italia, in caso di blocco da Mosca, avrebbe bisogno di rimpiazzare circa 30 miliardi di metri di cubi di gas per far fronte ai mesi invernali. Il piano del ministro Cingolani poggia poi anche sulla capacità italiana di stoccare già adesso il gas da utilizzare in futuro, così da non dover poi intervenire con misure più restrittive.

Al momento – ha detto Cingolani in Consiglio dei ministri – gli stoccaggi italiani si aggirerebbero intorno al 83%. L’obiettivo del governo è di arrivare almeno al 90% entro la fine del mese di ottobre. Il limite temporale entro cui rendersi del tutto indipendenti da Mosca è invece fissato al 2024.

A breve sarà lanciata una campagna informativa che spiegherà alcuni semplici accorgimenti per ridurre l’uso del gas attraverso un migliore utilizzo del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Intanto, Gilberto Dialuce, presidente Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile), ha spiegato al Corriere della Sera che si potrebbe già ridurre il consumo energetico con piccole azioni quotidiane. Tra queste: ridurre la durata della doccia di circa due minuti e la temperatura dell’acqua di tre gradi.

Per aiutare le imprese, ha spiegato Cingolani, entro la prima metà di settembre dovrebbero arrivare due misure “che riguardano l’energy release (circa 18 twh) e il gas release (circa 2 miliardi di metri cubi)”.

Ci saranno poi prezzi controllati per supportare le aziende energivore e gasivore. A queste verrà riservata una quota di energia a prezzi più bassi. Si ragiona poi su un piano di risparmio dei consumi per le imprese che potrebbero modificare i cicli di produzione senza danni.

Una delle proposte è quella di lanciare una manifestazione di interesse per le aziende che sono disponibili a interrompere il ciclo di produzione ad esempio per due o tre giorni.

Molto probabilmente a questa scelta corrisponderebbero alcuni incentivi. Un’altra possibilità è quella di organizzare un piano programmato dei consumi, cercando di capire chi può rinviare alcune produzioni o anticipare le manutenzioni rispetto alla seconda metà dell’inverno, quando gli stoccaggi si saranno ridotti.


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