Giorgio Martini

Per stabilire la prescrizione i tempi di un debito esattoriale la cui pretesa è stata notificata al presunto debitore con l’emissione a suo carico di una o più cartelle esattoriali, bisogna prendere in considerazione la natura del debito iscritto a ruolo: ad esempio le cartelle esattoriali riconducibili a debiti accertati e non opposti riconducibili ad omesso o insufficiente versamento di IRPEF ed INVA hanno prescrizione decennale.

Ma anche debiti esattoriali con prescrizione breve (quinquennale come TARI, IMU o triennale come la tassa di circolazione) la cui debenza è sancita da sentenza giudiziale passata in giudicato, modificano i termini di prescrizione in decennali.

Quindi per debiti esattoriali riconducibili ad omesso o insufficiente versamento di IVA o IRPEF, oppure per debiti esattoriali la cui debenza è stata decisa in sentenza giudiziale, la prescrizione, nella fattispecie, sarebbe intervenuta fra tre anni e quindi la notifica delle cartelle esattoriali non è viziata.

Ma supponiamo che il debito esattoriali derivi da tributi con prescrizione breve: capita spesso che un atto interruttivo dei termini prescrittivi venga notificato, in assenza del destinatario o di soggetti che la legge indica come abilitati a ritirare l’atto al posto del destinatario, per compiuta giacenza presso l’ufficio postale o l’albo pretorio del comune di residenza del destinatario assente.

Quindi, prima di proporre opposizione all’esecuzione ex articolo 615 del codice di procedura civile, eccependo l’intervenuta prescrizione delle cartelle esattoriali notificate oggi (ricorso che comporterebbe necessariamente il supporto di un avvocato) conviene effettuare un accesso agli atti presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate Riscossione (AdER) (si tratta di una semplice istanza da presentare allo sportello) per ottenere copia di tutte le notifiche effettuate al destinatario debitore a far data da quella in cui fu pignorato il conto corrente.


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