Paolo Rastelli

Puntando alla sostanza, senza perderci in bizantinismi fra termini quali residenza, domicilio, dimora abituale, eccetera, eccetera, esistono due tipi di residenza: la residenza anagrafica (dichiarata agli uffici anagrafici, in cui prevale l’elemento soggettivo del dichiarante) valida per le notifiche giudiziarie e fiscali e la residenza civilistica o domicilio (in cui prevale l’elemento oggettivo) che può essere anche di fatto, non necessariamente coincidente con la residenza anagrafica, e conferente per le comunicazioni postali (peraltro ormai in disuso, veicolate, a richiesta, con messaggi di posta elettronica) relative alle cosiddette domiciliazioni (bancarie o afferenti ad utenze per la fornitura di gas, acqua e luce in una unità abitativa in cui il soggetto decide di vivere – per i più vari motivi – avendone titolo di proprietà, locazione o ospitalità).

Per la pignorabilità della prima ed unica casa di proprietà del debitore esattoriale, da parte di Agenzia delle Entrate Riscossione, vale la residenza anagrafica, nel senso che l’Agenzia delle Entrate non può e contestare l’impignorabilità della casa ove il debitore ha fissato la propria residenza anagrafica, dichiarandola agli uffici anagrafici, perché in quella casa di proprietà il debitore non vive per la maggior parte dell’anno.


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