Giorgio Martini

A nostro modesto parere, non vi è alcuna contraddizione: premesso che a partire dalla dichiarazione dei redditi 2023 (anno di imposta 2022) non saranno più contemplate, in dichiarazione dei redditi, detrazioni per figli a carico di età inferiore ai 21 anni, (e dunque la risposta al quesito è puramente accademica ed il quesito posto solo una curiosità) va precisato che per gli anni passati le regole di compilazione indicavano che la detrazione per figli a carico non può essere ripartita liberamente tra entrambi i genitori. Se i genitori non sono legalmente ed effettivamente separati la detrazione per figli a carico deve essere ripartita nella misura del 50 per cento ciascuno. Tuttavia i genitori possono decidere di comune accordo di attribuire l’intera detrazione (il 100%) al genitore con reddito complessivo più elevato per evitare che la detrazione non possa essere fruita in tutto o in parte dal genitore con il reddito inferiore.

Viene utilizzato il verbo possono, nel senso che la detrazione può essere attribuita al genitore con reddito complessivo più elevato: si tratta della situazione più sfavorevole per il fisco e più favorevole per il contribuenti.

In altre parole, i genitori erano liberi di decidere di comune accordo di attribuire l’intera detrazione al genitore con reddito complessivo meno elevato, con il rischio, per quest’ultimo, di risultare integralmente o parzialmente incapiente. Ricordiamo che una detrazione IRPEF di importo X può essere fruita se, e solo se, il contribuente è tenuto a versare almeno un importo X di IRPEF.

Adesso che l’assegno non è più una detrazione ma è rapportato al valore ISEE (e non al reddito percepito), e vale anche quando uno dei genitori è disoccupato e percepisce reddito nullo, non c’è alcuna ragione di operare ulteriori precisazioni.


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