Andrea Ricciardi

Dal 1° febbraio 2022, sulla base del nuovo Decreto annunciato il 5 gennaio e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ad essere sanzionati non saranno solo coloro che non si sono mai sottoposti al vaccino ma anche gli ultracinquantenni che non si sono sottoposti alla seconda dose nei tempi indicati e chi, sempre nei tempi indicati, non ha ricevuto la terza dose.

Quindi non è vero, o meglio è mal percepito e mal comunicato, che il decreto colpisce e punisce i cosiddetti no vax, perché il provvedimento si scaglia direttamente con multe anche verso coloro che si sono, per obbligo o per volontà, già sottoposti al vaccino ma che per diversi motivi (tutti da dimostrare con istruttorie che coinvolgeranno anche aziende sanitarie locali ed il sistema sanitario, già gravato da mille incombenze, costi esorbitanti e carenza di personale), non sono in condizione di completare e proseguire il ciclo vaccinale, con dose booster compresa.

Sulla base del Decreto funziona così: Il Ministero della Salute trasmette alla Agenzia delle entrate il data base aggiornato dello stato delle vaccinazioni di ogni singolo cittadino in modo da potere emettere le sanzioni previste per coloro che, senza adeguata motivazione, non si sono vaccinati o non hanno completato il ciclo vaccinale.

In questo caso, dal 1° febbraio, 100 euro per i non vaccinati con prima, seconda e dose Booster nei tempi previsti.

E patrocinando poi le spese legali che l’Agenzia delle Entrate dovrà sostenere in caso di contenzioso con il cittadino che si rifiuterà di pagare la sanzione.

Il tutto, come detto, nei casi di inadempimento, al termine di un lungo procedimento che vedrà coinvolte anche le singole Aziende sanitarie e gli Ordini professionali chiamate a formulare istruttorie per tutti i casi di coloro che per diversi motivi hanno rifiutato e non si sono sottoposti alle dosi imposte dal ciclo vaccinale. Lo ripetiamo, non dalla prima, ma dalla prima e, per ora, alla dose booster.

Perché nulla a questo punto vieta allo stesso meccanismo di essere applicato su tutte le dosi che saranno imposte o su nuovi vaccini.

E’ chiaro che in un intreccio così innovativo, particolare e delicato, anche per aspetti direttamente collegati allo scambio e all’utilizzo di dati sensibili per scopi sanzionatori, quello dell’importo della sanzione inizia ad apparire, leggendo il Decreto, il problema minore.

Soprattutto sul lungo periodo.

Perché il problema ed il vero cambio di passo anche nella logica del rapporto tra cittadino e Stato, è collegato al meccanismo dello strumento sanzionatorio che pone l’Agenzia delle Entrate in condizioni di inviare avvisi di pagamento, sanzioni e cartelle, sulla base di informazioni e dati sensibili che in questo caso hanno a che fare con la salute e lo stato vaccinale, ma che un domani potrebbe essere per qualsiasi altro dato sensibile.

Un aspetto ben più pregnante dell’importo della multa stessa, ovvero 100 euro una tantum, che così posto, pronto ad essere bypassato attraverso il pagamento sicuramente sostenibile da chi fino ad ora è stato disposto a spenderne 300 ogni mese per i tamponi, così come ad essere oggetto di attacco dagli stessi rappresentanti degli organismi sanitari, appare più come uno specchietto per le allodole, capace di distogliere l’attenzione rispetto al presupposto che ne sta alla base


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