Giuseppe Pennuto

Secondo l’articolo 221 del codice di procedura civile, la querela di falso può proporsi tanto in via principale quanto in corso di causa in qualunque stato e grado di giudizio (nella fattispecie nel corso dell’opposizione giudiziale alla riscossione coattiva della sanzione amministrativa per violazione del Codice della strada la cui notifica lei asserisce viziata) finché la verità del documento querelato per falso non sia stata accertata con sentenza passata in giudicato.

Sia ben chiaro che non si tratta di querelare il postino: piuttosto, la querela di falso è lo strumento predisposto dal nostro ordinamento per eliminare la possibilità che il giudice decida erroneamente sulla base di un documento falso, come, ad esempio, la relata di notifica e può essere proposta solo attraverso avvocato. L’efficacia probatoria privilegiata che il nostro ordinamento riconosce all’atto pubblico può essere contrastata solo con la querela di falso, per mezzo della quale, una volta accertata la falsità del documento, l’atto falso viene definitivamente rimosso dal contesto in cui è stato esibito.

Noi non abbiamo modo di verificare la correttezza della notifica: in ogni caso, il suggerimento è quello di lasciar perdere. Ma abbiamo forti dubbi sulle procedure da lei seguite. Intanto la riscossione coattiva delle sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada elevate dalla polizia municipale vengono gestite da una concessionaria comunale (che può anche essere una società privata, ma agisce come concessionaria della riscossione). Al concessionario della riscossione coattiva o direttamente al comando dei vigili urbani può essere richiesta copia della relata di notifica.

Inoltre, se presso il suo domicilio al tempo della notifica non c’era nessuno, la notifica stessa si sarebbe comunque correttamente perfezionata per compiuta giacenza presso l’ufficio postale e dunque gli atti successivi che la riguardano, inerenti la riscossione coattiva della sanzione amministrativa, non potrebbero essere annullati. A meno che lei, in quel periodo, non fosse stato registrato all’AIRE fra i cittadini italiani residenti all’estero. L’assenza dell’avviso di giacenza in cassetta postale è irrilevante: nessuno potrebbe contestare l’ipotesi che tale avviso sia andato smarrito nella corrispondenza oppure stato fatto a pezzi proprio dal destinatario (peraltro la procedura è stata pensata apposta per lasciare al postino pieno arbitrio nel compilare la relata di notifica). A questo proposito la invitiamo a leggere un nostro articolo sull’annosa questione.

In altre parole, qualora anche fosse accertata la falsità del contenuto della relata di notifica l’unica conseguenza (forse) sarebbe una lettera di ammonimento notificata dal datore di lavoro Poste Italiane al postino querelato per falso.


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