Roberto Petrella

L’articolo 5 (indicatore della situazione patrimoniale) comma secondo del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 159/2013 (Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente – ISEE) stabilisce che Per i nuclei familiari residenti in abitazione di proprietà, il valore della casa di abitazione, come sopra determinato, al netto del mutuo residuo, non rileva ai fini del calcolo del patrimonio immobiliare se inferiore alla soglia di 52.500 euro, incrementata di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo. Se superiore alle predette soglie, il valore rileva in misura pari a due terzi della parte eccedente.

Ai sensi dell’articolo 8 (Prestazioni per il diritto allo studio universitario), comma 2, del medesimo DPR, in presenza di genitori non conviventi con lo studente che fa richiesta dell’ISEE per fruire delle agevolazioni universitarie, il richiedente medesimo fa parte del nucleo familiare dei genitori, a meno che non ricorrano i requisiti che sua figlia non possiede (non disponendo di una adeguata capacità di reddito).

Ricapitolando, la figlia studentessa universitaria deve far parte del nucleo familiare dei genitori: solo sulla casa di abitazione dei genitori (quella di residenza del nucleo familiare composto anche dalla figlia studentessa per disposizione di legge) si applicano le regole dettate dall’articolo 5 del DPR 159/2013.

Ne discende che la casa di proprietà della figlia studentessa deve essere inclusa nel patrimonio immobiliare del nucleo familiare di origine della studentessa senza poter fruire della franchigia di 52.500 euro, incrementata di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo.

Le sue considerazioni non difettano di logica e buon senso, ma come sappiamo, la legge è legge e talvolta (come in questo caso) non è logica, né sensata, né equa.


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