Gennaro Andele

Sale lo scontro tra Tim e Sky per i diritti tv del calcio e l’Antitrust è al centro della battaglia: la società ex monopolista guidata da Luigi Gubitosi ha presentato un ricorso all’Antitrust contro la tv britannica a pagamento, al quale secondo Tim l’Autorità ha dato seguito avviando un’istruttoria.

A quanto risulta, a Sky sono state contestate pratiche commerciali scorrette in violazione del Codice del Consumo. In particolare, sarebbero state contestate a Sky l’adozione di due distinte condotte scorrette.

La prima riguarda la trasmissione ai propri abbonati di informazioni ingannevoli in merito all’aggiudicazione dei diritti calcistici 2021-2020, tali da non permettere loro di comprendere l’effettivo contenuto del «Pacchetto Calcio» offerto per la prossima stagione (come noto, Sky si è aggiudicata il diritto di trasmettere, in co-esclusiva, 3 partite su 10).

La seconda, invece, ha a oggetto l’applicazione di penali in caso di disdetta anticipata, nonostante Sky prospettasse ai propri clienti la possibilità di recedere senza costi. I clienti Sky verrebbero così indotti a non recedere dal rapporto con Sky, nonostante la riduzione del Pacchetto Calcio.

Sky si è detta fiduciosa di aver agito nel pieno interesse dei clienti. «La campagna informativa messa in campo – si legge nella nota – era infatti volta a dare agli abbonati comunicazioni tempestive e trasparenti, con congruo anticipo rispetto all’avvio del campionato di Serie A della stagione 2021/22. La campagna includeva informazioni riguardo i nuovi contenuti calcistici disponibili per gli abbonati Sky, tra cui la serie BKT, la Bundesliga, la Ligue 1 e le tre partite a giornata di Serie A, oltre all’impegno di azzerare, per i mesi di luglio, agosto e settembre, il costo del Pacchetto Calcio, sia per gli abbonati esistenti sia per i nuovi abbonati». Inoltre, la settimana scorsa ha presentato un altro ricorso all’Antitrust contro Tim, per l’uso di informazioni scorrette e/o false nell’atto di vendita dell’offerta calcio.

Sky si è rivolta all’Antitrust segnalando la pubblicità ingannevole di Tim, chiedendo di aprire un’inchiesta e di prendere i necessari provvedimenti per inibire queste partiche. Tra gli elementi segnalati all’Agcm risulta che Tim abbia omesso di specificare che Infinity+ è incluso solo per 12 mesi (dando invece l’impressione fuorviante che sia disponibile per 3 anni) e che Tim non abbia specificato il numero di partite complessive della UCL e il numero di partite a disposizione dei propri clienti.

Quella di Tim è una contromossa, dopo che a sua volta era stata denunciata da Sky — storica titolare dei diritti tv del calcio italiano— all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che la settimana scorsa ha comunicato l’avvio di un’istruttoria.

Nella lente dell’Autorità c’è l’accordo tra Tim e Dazn che a marzo scorso ha ottenuto per i prossimi tre anni l’esclusiva su sette delle dieci partite alla settimana della serie A oltre alla co-esclusiva sulle restanti tre.

Tim e Dazn dalla settimana scorso hanno sette giorni di tempo per presentare una memoria difensiva e dire come intendono sanare le criticità sollevate dall’Antitrust e potrà essere sentita in audizione. La società in una nota si è detta fiduciosa «che a seguito del contradditorio con l’Autorità verranno chiariti tutti gli aspetti oggetto del procedimento, certi che l’accordo con Dazn ha come obiettivo quello di sviluppare la concorrenza nel mercato della pay-tv, la visione dei contenuti in streaming e accelerare il processo di digitalizzazione del Paese a beneficio di tutti clienti e degli operatori di telecomunicazioni».

Ma visto che i tempi per chiudere un’istruttoria sono lunghi e arrivano fino al 30 giugno 2022, che cosa può succedere al calcio italiano visto che il campionato inizia il 22 agosto?

Quali sono gli scenari possibili? Se gli impegni presentati da Tim e Dazn risultassero soddisfacenti, l’Antitrust non prenderà misure cautelari. Se le soluzioni proposte invece non dovessero soddisfare, l’Agcm potrebbe intervenire su alcuni punti dell’accordo che risultano critici per la concorrenza.

A ogni modo, entro Ferragosto dovrebbe essere messa la parola fine alla querelle per permettere di trasmettere le partite. Ma l’istruttoria comunque va avanti e l’esito potrebbe incidere ancora sull’accordo, che ha la durata di tre anni.


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