Tullio Solinas

Va ricordato innanzitutto che la retta di una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) o Residenza Socio Sanitaria Assistenziale (RSSA) è formata da due voci distinte:
– quota sanitaria, solitamente totalmente a carico del SSN;
– quota alberghiera per il pagamento della quale si richiede una partecipazione economica da parte dell’assistito o dei suoi familiari.

L’entità del contributo relativamente alla quota alberghiera, dipende dall’ISEE del soggetto da ricoverare e dal Comune in cui questi risiede: per il calcolo dell’ ISEE si tiene conto anche della condizione economica dei figli del beneficiario non inclusi nel nucleo familiare, integrando l’indicatore con una componente aggiuntiva per ciascun figlio. Tale previsione consente di differenziare la condizione economica dell’anziano non autosufficiente che ha figli in grado di aiutarlo, da quella di chi non ha alcun aiuto per fronteggiare le spese del ricovero.

Le tariffe dipendono dalla Regione di residenza del ricoverato e dal tipo di prestazione di cui il ricoverato ha bisogno (anziano non autosufficiente, anziano affetto da Alzheimer, eccetera).

Volendo dare un ordine di grandezza, parliamo di una media della retta complessiva (sanitaria + alberghiera) intorno ai 110 euro al giorno per circa 3.300 euro mese: il SSN contribuisce con il 50% a copertura della quota sanitaria. Il rimanente 50% (quota alberghiera) per complessivi 1650 al mese di media è a carico del pensionato nonché del Comune di residenza del beneficiario, in ragione dell’ISEE specifico socio sanitario residenze (che tiene conto, come già accennato, anche dei redditi percepiti e dei patrimoni detenuti dai figli del soggetto da ricoverare in RSA).

Se pensione, contributo del SSN e contributo comunale (qualora il beneficiario ne abbia diritto sulla base del proprio ISEE residenze RSA) non bastano a coprire la retta RSA, per corrispondere il residuo necessario possono essere chiamati i figli.

Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.