Genny Manfredi

Per rispondere avremmo bisogno di esaminare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) presentata dal richiedente reddito di cittadinanza nonché il prospetto di attestazione dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE).

In assenza di questi dati, dobbiamo tentare delle congetture: ricordiamo sempre che il reddito di cittadinanza è un beneficio assegnato all’intero nucleo familiare e non al singolo richiedente. Inoltre, una figlia, pur maggiorenne e non convivente con la madre, se non ha compiuto i 26 anni fa ancora parte del nucleo familiare della madre se non supera certi livelli di reddito percepito. Ad esempio, se la figlia ha un’età compresa fra i 18 ed i 24 anni, per uscire dal nucleo familiare della madre nel 2020, deve aver percepito nel 2018 un reddito superiore a 4 mila euro. Altrimenti madre e figlia continuano a far parte del medesimo nucleo familiare (e la figlia resta a carico fiscale della madre).

Ammasso che madre e figlia facciano parte del medesimo nucleo familiare e che non siano anagraficamente conviventi (facciano, cioè, parte di famiglie anagrafiche diverse ovvero siano incluse in stati di famiglia differenti) abbiamo allora un componente del nucleo familiare che non risiede nella casa di proprietà della madre. Se la casa di proprietà di un componente del nucleo familiare non costituisce la residenza abituale di tutti i membri del nucleo familiare, allora il valore patrimoniale (ai fini IMU) della casa viene imputato integralmente al patrimonio immobiliare del nucleo familiare richiedente il reddito di cittadinanza (se invece nella casa di proprietà ricevuta in donazione da un membro del nucleo familiare risiedessero tutti i componenti del nucleo familiare, allora il valore patrimoniale dell’immobile fruirebbe di una franchigia consistente).


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