Giorgio Martini

Il pignoramento della retribuzione mensile, erogata dal datore di lavoro (pignoramento verso terzi) al lavoratore dipendente subordinato, si effettua con un prelievo massimo del 20% dallo stipendio al netto degli oneri fiscali e dei contributi previdenziali.

Da uno stipendio netto di 5 mila euro le verrebbero trattenuti mille euro se i creditori procedenti fossero fornitori ed ex dipendenti (credito di natura ordinaria). Il prelievo sarebbe invece di 350 euro qualora i creditori procedenti fossero l’INPS o Agenzia delle Entrate Riscossione (credito di natura esattoriale).

Infatti, qualora il debitore fosse un lavoratore dipendente subordinato, ed il credito azionato di natura esattoriale, il prelievo dallo stipendio si limiterebbe al 10% per una busta paga netta fino a 2 mila e 500 euro, ad 1/7 per una retribuzione netta compresa fra 2500 e cinquemila euro, al 20% per una busta paga superiore a 5 mila euro.

Se, invece, il debitore fosse un lavoratore dipendente subordinato, ed il credito azionato di natura ordinaria (ex dipendenti e fornitori) il prelievo dallo stipendio mensile sarebbe sempre pari al 20% dell’importo netto

Tutt’altra storia nel caso di lavoratore autonomo con partita IVA. Il pignoramento dei corrispettivi provvigionali dovuti dal mandante (nella fattispecie la Network Marketing) all’incaricato della vendita diretta a domicilio senza rapporto di subordinazione (lavoratore autonomo con partita IVA) si esplica con il prelievo dell’intero emolumento spettante al mandatario.

In altre parole, le provvigioni nette di cinquemila euro verrebbero direttamente ed integralmente versate dall’azienda datrice di lavoro al creditore procedente, indipendentemente dalla tipologia di credito azionato (esattoriale oppure ordinario).

Per quanto attiene il pignoramento del conto corrente, qualora il rapporto di lavoro fosse di tipo subordinato, il debitore sottoposto ad azione esecutiva si vedrebbe tutelato buona parte dell’ultimo stipendio accreditato (precisamente un importo pari a 3 volte il massimo dell’assegno sociale, ovvero circa 1.379,49 euro). Con un rapporto di lavoro non subordinato (autonomo con partita IVA), invece, il pignoramento del conto corrente porterebbe al prelievo, a favore del creditore procedente, dell’intero saldo disponibile.

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