Gennaro Andele

L’ultimo portale finito nell’occhio del ciclone si chiama Bitgrail, operava in criptovalute e si stima abbia frodato 230 mila risparmiatori sottraendo oltre 120 milioni di euro: si tratta del più grande attacco cyber-finanziario in Italia, uno dei più importanti mai realizzati nel mondo nel settore delle criptovalute, scoperto grazie a un’indagine unica nel suo genere ad alto impatto tecnologico.

La Consob, l’autorità di controllo della Borsa, in un anno ha oscurato oltre 300 siti di intermediari abusivi che operavano anche tramite call center e invitavano a investire parte dei propri soldi sul trading online, garantendo maxirendimenti.

Per mettere in guardia da questo tipo di investimenti, la Consob (l’autorità di vigilanza sulla Borsa) ha messo a punto un vademecum sulle criptovalute.

Purtroppo però investire in questo settore è ancora molto rischioso, poiché le proposte che riguardano il trading on line sono per la maggior parte truffe.

Si tratta di società che promettono rendimenti irrealizzabili, tutte extra europee e non autorizzate a operare in Italia.

Questo significa che chi affida loro i propri risparmi non è tutelato in caso di frodi.

Il primo campanello di allarme a cui prestare attenzione è proprio quello dei profitti facili.

Queste società fanno credere che bastino pochi soldi e alcuni semplici click per far lievitare 100 euro fino addirittura a 40.000 euro.

Il secondo step è quello di controllare la sede sociale dell’impresa che propone l’investimento: se è situata in un paradiso fiscale o in una località esotica non bisogna fidarsi.

Il passaggio più importante prima di investire i propri soldi, però, è verificare che la società sia inserita nell’apposito elenco della Consob.

Se il nome della società non è presente fra le imprese autorizzate (o sugli elenchi della Banca d’Italia), non bisogna assolutamente investire.

Se si ritiene affidabile la proposta di investimento, si può seguire il consiglio del Centro Europeo Consumatori Italia (ecc-netitalia.it): meglio trasferire le somme richieste mediante carta di credito.

Se si volesse chiedere un rimborso, sarà più facile ottenerlo con la cosiddetta procedura del “chargeback” (in pratica uno storno), rispetto ai versamenti con bonifico.

Se ci si accorge di essere incappati in una truffa si può inviare un esposto all’autorità tramite il sito Consob.

La polizia postale consiglia di diffidare dei broker che, con il pretesto di sbloccare i rimborsi di quanto già investito, chiedono l’invio di nuove somme.

La denuncia di una truffa si può inviare anche seguendo la procedura telematica dal sito.

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