Tullio Solinas

Solo nel 2022, in occasione del rinnovo della DSU ISEE, l’importo mensile del Reddito di cittadinanza del nucleo familiare percepito nel 2019, verrà decurtato di una somma pari al reddito netto da lavoro dipendente percepito nel 2020 da uno dei componenti il nucleo familiare e diviso per 12.

Così nel 2023, il reddito di cittadinanza potrà presuntivamente calcolarsi come la differenza di quanto percepito nel 2019, detratto l’importo netto percepito nel 2021 da lavoro dipendente e diviso per dodici mensilità.

C’è tuttavia un aspetto importantissimo da tenere in considerazione: nulla ci dice che a fine 2021 il reddito di cittadinanza riuscirà ancora ad essere coperto da finanziamento statale e continuerà ad essere erogato agli aventi diritto, almeno nella forma e nell’entità attuali. Tutto dipenderà se ci saranno fondi sufficienti e personalmente dubito, che con questi chiari di luna, si reperiranno i soldi necessari per finanziare misure quali il reddito di cittadinanza e quota 100.

Quindi la scelta da operare è, come spesso accade, fra l’uovo oggi o la gallina domani.

Per quanto concerne la NASpI non è possibile effettuare proiezioni precise con gli elementi disponibili: tuttavia, La NASpI è corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni.

Quindi anche se l’indennità dovesse essere sospesa o ridotta in seguito a ritrovata occupazione, con l’attività da lavoro dipendente intrapresa aumentano le settimane contributive che costituiranno la base per una eventuale futura indennità erogata nuovamente in seguito ad una accidentale perdita del posto di lavoro.

Insomma, il periodo di lavoro rappresenta, metaforicamente, l’occasione per una sorta di accumulo dell’indennità in via di esaurimento e la NASpI non fruita oggi potrà essere utilizzata domani in caso di bisogno.

Per concludere, il consiglio spassionato è quello di non fare calcoli astrusi sulla convenienza di cogliere, o meno, l’occasione di occupazione ed accettare, senza indugi, il posto di lavoro che le viene offerto.

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