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Andrea Ricciardi

Sono numerosissimi i consumatori e le associazioni di tali che stanno chiedendo una sospensione dei pagamenti tout court delle bollette energetiche, ma in molti si chiedono se l’intervento sia davvero efficace.

Il primo intervento che potrebbe essere fatto è quello sulle voci della bolletta che non coprono la quota energia, cioè quella che serve a pagare il consumo di luce e gas all’azienda che li fornisce: la quota di Oneri Generali di Sistema, le quote per il dispacciamento, la sicurezza del sistema e le altre attività in capo a Terna, le imposte erariali. Se infatti andassimo a calcolare quanto queste voci pesano sull’intera bolletta, nel caso ad esempio di un utente domestico “tipo” come definito dall’ARERA, l’Autorità di regolazione del settore, scopriremmo che gli OgdS valgono circa il 26%, il 6% per le quote “tecniche” e il 5% le imposte erariali per arrivare ad un totale, quindi, del 37% della bolletta!

Per sterilizzare le bollette da queste quote si potrebbe usare un sistema che l’ARERA ha già applicato un paio d’anni or sono per calmierare gli aumenti sul mercato dell’epoca della quota energia: sfruttare le riserve di cassa della CSEA, la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali che è il soggetto pubblico che gestisce questi flussi economici, a copertura dei mancati incassi. Queste quote sarebbero poi comunque recuperate una volta superata l’emergenza spalmandole su un periodo adeguatamente lungo per non impattare sulla spesa futura. In questo modo si consentirebbe un taglio netto, questo sì tout court, delle bollette di tutti senza impattare sul sistema e preservando le aziende energetiche da rischi finanziari, e quindi, di tenuta economica.

Il secondo intervento sarebbe invece riservato a chi si trova oggi in condizioni di disagio economico a causa dall’emergenza Coronavirus e sfrutterebbe uno strumento che già esiste ma che è necessario modificare, nelle modalità di accesso, per adattarlo all’emergenza che stiamo vivendo: il Bonus Sociale Energia!

Per accedere al bonus, infatti, è necessario avere come requisito principale un ISEE più basso rispetto a quello minimo previsto, ma il problema sta nel fatto che l’ISEE è calcolato sulla base del reddito dell’anno precedente e, quindi, chi perde oggi il lavoro o ha, in generale, una riduzione del proprio reddito a causa del Coronavirus non potrà accedere al Bonus visto che risulterà avere un ISEE dell’anno passato più alto rispetto al minimo previsto.

La soluzione per ovviare a questo ostacolo, dovrebbe essere quella che si sta applicando per la sospensione delle rate dei prestiti: prevedere l’accesso automatico al Bonus per chi ha perso o perderà il lavoro dal 21 febbraio 2020 al 30 giugno 2020, per chi ha perso un lavoro “atipico”, per chi si è visto ridurre o sospendere l’orario di lavoro per almeno 30 giorni (ad esempio con la cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali), per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti che, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020, hanno registrato una perdita del fatturato superiore al 33% rispetto all’ultimo trimestre del 2019 a causa di chiusure o sospensioni dell’attività dovute alle restrizioni imposte.

Considerando che il Bonus sociale copre il 30% della spesa per luce e gas sommandolo al primo intervento, che si applicherebbe a tutti, consentirebbe, a chi oggi versa in condizioni di difficoltà economica preesistenti e aggravate dall’emergenza o che entra ora in difficoltà economica a causa del Coronavirus, una riduzione della spesa per luce e gas di quasi il 70%!

Ovviamente per interventi di questo tipo sono necessari provvedimenti legislativi urgenti che, se presi, davvero potrebbero portare ad un concreto vantaggio senza determinare impatti rilevanti sul mercato e sul sistema energetico italiano che sono, purtroppo, complessi, delicati e strategici per il Paese.

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