Giuseppe Pennuto

L’rc Auto familiare non entrerà in vigore il 16 febbraio 2020: ormai è certo, anche se la proroga è stata inserita attraverso diversi emendamenti nel decreto Milleproroghe, che andrà in aula il 14 febbraio e difficilmente sarà convertito in legge prima del 16.

A richiederla sono state le compagnie attraverso l’Ania, la loro Associazione, perché sono ancora molti gli elementi da chiarire affinché la legge possa andare in vigore.

Manca soprattutto un regolamento che l’Ivass, l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni, ha messo in pubblica consultazione sul suo sito il 27 gennaio scorso.

Ricordiamo che il provvedimento che prende il nome di RC Auto familiare consiste in un ampliamento importante della già tanto vituperata Riforma Bersani.

In pratica all’atto del rinnovo di una polizza assicurativa di un veicolo, questo dovrebbe ora prendere la classe di merito più conveniente già assegnata a qualunque altro mezzo presente nel nucleo familiare, indipendentemente dalla tipologia di veicolo.

Viene dunque a cadere il vincolo imposto alla Bersani di applicare la classe di merito più favorevole solo fra mezzi di medesima tipologia: ciclomotori con ciclomotori, moto con moto, auto con auto.

E ora si applica anche ai rinnovi contrattuali, non più solo all’acquisto di un nuovo veicolo.

Capirete la portata dirompente per le compagnie, che infatti attendono chiarimenti non da poco conto.

Il primo è relativo a eventuali limitazioni fra tipologie di veicoli.

Perché alcuni mezzi, ad esempio quelli commerciali, hanno una sinistrosità molto alta.

Poi c’è la discriminante su cosa si intende per nucleo familiare.

Si applica solo ai codici fiscali dei privati o anche a quelli delle ditte individuali?

Perché in tal caso, si comprenderebbero i mezzi di molte attività lavorative, che hanno sicuramente una sinistrosità elevata.

C’è il rischio che rientrino anche i mezzi d’opera.

È chiaro che questo provvedimento, che è già legge e lo resterà se il Decreto Milleproroghe verrà convertito definitivamente senza modifiche, di fatto altera pesantemente il sistema Bonus-Malus.

All’inizio verrebbe sicuramente quasi annullato, con tutti i veicoli assicurati concentrati in prima e seconda classe.

Ma in caso di sinistro di un veicolo del nucleo familiare, cosa succederebbe: crescerebbero di due classi di merito tutti i mezzi della famiglia?

A questo il Legislatore non ha pensato, vero? Già…

La realtà è che si tratta di una riforma fatta male.

Perché il sistema assicurativo si tiene in piedi sull’equilibrio di bilancio di società private, che tanto spendono e tanto debbono raccogliere; più una quota che è il loro profitto, visto che sono società a fine di lucro.

Se si riducesse il ricavato dai premi mantenendo invariate le spese per i risarcimenti, proprio ciò che fa la legge sulla RCAuto familiare, è chiaro che le compagnie dovrebbero aumentare i premi.

E allora lo scenario futuro diverrà un poco incoraggiante aumento generalizzato delle tariffe, che vedrà risparmiare circa un 20% di assicurati.

Volete sapere quali? Quelli più ricchi, i nuclei familiari con più veicoli. Per loro la RCAuto familiare sarà un deciso vantaggio.

Per gli altri, per i single e per le famiglie a basso reddito con un solo veicolo porterà invece un rincaro dei costi assicurativi. E siamo al paradosso che è l’Ania a definire classista questa riforma teoricamente pensata per far risparmiare i consumatori.

C’è da sperare che una norma così avventata non passi.

E si torni piuttosto a parlare di assicurazioni in un altro modo.

Servirebbe una riforma del Risarcimento diretto che cancellasse alcuni meccanismi che incentivano le piccole frodi assicurative.

Se ne discute da anni, ma i politici non lo sanno.

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