Giovanni Napoletano

Le bollette pazze sono uno dei problemi più diffusi e i consumatori sanno bene quante difficoltà devono affrontare quando arriva a casa un conto shock: si cerca di capire se quell’importo esorbitante è davvero dovuto oppure se è frutto di un errore dell’operatore, se c’è di mezzo un conguaglio, l’attivazione di servizi premium o chissà quale altra diavoleria.

Una vera odissea che preoccupa i cittadini, costringendoli a un vero e proprio calvario tra inutili conversazioni con il call-center e reclami dall’esito incerto, anche se già da qualche anno è stato ottenuto il riconoscimento della prescrizione biennale per le maxi bollette di luce e gas (con il diritto del consumatore di rateizzare le bollette pazze dovute a problemi di fatturazione).

Quando una famiglia si vedeva recapitare conguagli da migliaia di euro a causa di anni di addebiti dovuti a conteggi di consumi meramente stimati, infatti, la richiesta del fornitore copriva i 5 anni precedenti.

Oggi questo termine è ridotto a 2 anni, ma resta un aspetto non secondario da verificare: quegli importi sono effettivamente dovuti?

Non sempre è così, ma purtroppo il cittadino fatica a dimostrare di non dover pagare.

E pensare che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato procedimenti istruttori nei confronti di alcune società per valutare violazioni del Codice del consumo in caso di mancata considerazione dell’autolettura; fatturazione basata sui consumi presunti; fatturazione a conguaglio; mancata registrazione di pagamenti effettuati con la conseguente illegittima messa in mora del cliente.

In particolare l’Antitrust ha stabilito che l’emissione di fatture per conguagli riguardanti periodi maggiori di 2 anni rappresentano una pratica commerciale contraria ai principi di correttezza, lealtà e buona fede.

Chiediamoci allora perché, nonostante questi provvedimenti, gli operatori hanno continuato a inviare bollette pazze ai consumatori?

E’ presto detto: se l’importo non è catastrofico, la maggior parte degli utenti preferisce pagare anche per evitare i solleciti (spesso brutali) delle società di recupero crediti.

Forse l’unico modo per cercare di introdurre un freno a questa pratica scorretta è stabilire sanzioni a carico delle aziende che continuano a recapitare bollette pazze con troppa leggerezza.

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