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Simone di Saintjust

Non ci si poteva aspettare altro se si lascia scrivere un provvedimento di legge ad un ex bibitaro, ed alla sua cricca di parvenu semianalfabeti, che millantava, affacciato ad un balcone di Roma, di aver abolito la povertà: si tratta di incompetenti che nulla conoscono della vita reale.

Per cui, alla fine, può capitare benissimo che gente veramente povera non abbia diritto ad un cent, mentre malfattori, delinquenti e milionari con Ferrari ed immobili (intestati a prestanome) vengano beccati a percepire tranquillamente il reddito di cittadinanza, grazie alle numerose crepe di cui è inzeppato il decreto legge.

Il quale decreto legge prevede, infatti, che la quota di valore dell’immobile posseduto dal richiedente reddito di cittadinanza debba essere valutato ai fini IMU e non debba superare i trentamila euro con una franchigia di 52 mila euro prevista se nella casa il proprietario richiedente RDC vi risiede.

Ma, purtroppo, analoga franchigia non è prevista qualora il richiedente Reddito di Cittadinanza e proprietario dell’immobile, separato o divorziato, disoccupato e ancora troppo giovane per poter fruire dell’assegno sociale, nell’immobile non vi possa (pur volendo) risiedere in seguito ad un provvedimento giudiziale di assegnazione all’ex coniuge della casa familiare.

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