Andrea Ricciardi

Le bollette pazze sono uno dei problemi più diffusi e i consumatori sanno bene quante difficoltà devono affrontare quando arriva a casa un conto shock: si cerca di capire se quell’importo esorbitante è davvero dovuto oppure se è frutto di un errore dell’operatore, se c’è di mezzo un conguaglio, l’attivazione di servizi premium o chissà quale altra diavoleria.

Una vera odissea che preoccupa i cittadini, costringendoli ad un vero e proprio calvario tra inutili conversazioni con il call-center e reclami dall’esito incerto.

Purtroppo, ancora oggi vengono recapitate ai consumatori migliaia di bollette pazze (nei settori della telefonia, acqua, luce e gas, ma anche per gli abbonamenti delle pay-tv o i servizi internet), anche se già da qualche anno è stato ottenuto il riconoscimento della prescrizione biennale per le maxi bollette di luce e gas (con il diritto del consumatore di rateizzare le bollette pazze dovute a problemi di fatturazione).

Prima, infatti, quando una famiglia si vedeva recapitare conguagli da migliaia di euro a causa di anni di addebiti dovuti a conteggi di consumi meramente stimati, la richiesta del fornitore copriva i 5 anni precedenti.

Oggi, questo termine è ridotto a 2 anni, ma resta un aspetto non secondario da verificare: quegli importi sono effettivamente dovuti?

Non sempre è così, ma purtroppo il cittadino fatica a dimostrare di non dover pagare.

E pensare che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato procedimenti istruttori nei confronti di alcune società per valutare violazioni del Codice del consumo in caso di mancata considerazione dell’autolettura; fatturazione basata sui consumi presunti; fatturazione a conguaglio; mancata registrazione di pagamenti effettuati con la conseguente illegittima messa in mora del cliente.

In particolare l’Antitrust ha stabilito che l’emissione di fatture per conguagli riguardanti periodi maggiori di 2 anni rappresentano una pratica commerciale contraria ai principi di correttezza, lealtà e buona fede.

Chiediamoci allora perché, nonostante questi provvedimenti, gli operatori hanno continuato ad inviare bollette pazze ai consumatori?

E’ presto detto: se l’importo non è catastrofico, la maggior parte degli utenti preferisce pagare anche per evitare i solleciti (spesso brutali) delle società di recupero crediti.

Forse l’unico modo per cercare di introdurre un freno a questa pratica scorretta è stabilire sanzioni a carico delle aziende che continuano a recapitare bollette pazze con troppa leggerezza.

La buona notizia di questi giorni è che un emendamento alla Manovra votato in commissione Bilancio al Senato impone ai gestori di servizi di telefonia, energia elettrica, gas, acqua e Internet non solo l’obbligo di rimborsare il pagamento non dovuto effettuato dal consumatore, ma anche una sorta di multa per il comportamento scorretto: una penalità del 10% sul pagamento indebito, da versare in favore del consumatore vittima della bolletta irregolare.

Il rimborso potrà avvenire o con lo “storno nelle fatturazioni successive” o con “un apposito versamento” (e, comunque, per un importo non inferiore a 100 euro).

In aggiunta, i gestori dei servizi di fornitura di energia elettrica, gas e servizio idrico nonché di comunicazione elettronica, dovranno sempre trasmettere agli utenti le comunicazioni con cui contestano gli eventuali mancati pagamenti, dando un preavviso riguardante una possibile sospensione del servizio, che deve essere fornito in modo “chiaro e dettagliato”.

Insomma un emendamento che (se sarà approvato) arricchisce la tutela dei consumatori in un settore dove non mancano i disagi per l’utente.

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