Giovanni Napoletano

La cosiddetta truffa del “sì” sta continuando a mietere vittime in tutto il Pese, e la situazione non sembra destinata a migliorare soprattutto per quanto riguarda il settore dell’energia: la frode, purtroppo, è semplice e ben ideata, a cadere nel tranello sono in molti.

Durante la chiamata con un call center, magari facendovi rispondere a una domanda che nulla ha a che vedere con l’attivazione di un contratto (ad esempio: “salve il signor Bianchi?”), verrà registrata la fatidica parola “sì”, che accuratamente montata e quindi rimossa dal contesto originale, verrà utilizzata per l’attivazione di un contratto, per la fornitura di luce e gas ad esempio, contro la vostra volontà e senza che vi abbiano domandato esplicitamente nulla sulla questione.

Si registra un aumento dei casi di consumatori truffati con il “sì” imputabile, secondo alcuni, alla fine del mercato tutelato per l’energia prevista per luglio 2020: è in atto, infatti, una vera e propria corsa da parte degli operatori del settore per accaparrarsi il maggior numero possibile di clienti, con ogni mezzo.

A partire da quella data, salvo proroghe di cui si sta discutendo attualmente, starà al consumatore decidere a quale operatore affidarsi per la fornitura di luce e gas: i numeri parlano di circa 15 milioni di utenti e microimprese che ancora non hanno aderito ad una tariffa tra le molte che già sono in circolazione.

Un bacino di utenti che fa gola alle aziende, le quali, anche attraverso i call center, ci presenteranno con sempre maggiore frequenza (e insistenza?) le offerte del loro listino, sollecitandoci all’attivazione.

Il rischio di incappare in delle vere e proprie truffe è quindi alto.

Ecco alcuni consigli per evitare spiacevoli inconvenienti:

  • mai concedere i propri dati anagrafici;
  • non fornire mai il codice POD e/o PDR, questi infatti sono i codici univoci che identificano l’impianto per il prelievo dell’energia elettrica o del gas;
  • non indicare mai il codice fiscale, è un dato sensibile che non deve essere richiesto telefonicamente;
  • così come, non deve essere fornito il codice IBAN, a meno che non si sia certi dell’interlocutore;
  • e, come, ovvio, non pronunciare mai, la fatidica parola “sì”. A chi domanda se siete la famiglia Bianchi, un chiaro e semplice “siamo noi” sarà più che sufficiente.

Il truffato, spesso, si accorge di essere rimasto vittima di un raggiro, quando arriva la prima bolletta da un operatore a cui però, non ricorda di aver fornito nessun consenso.

Qualora il consumatore si trovasse in questa situazione, la prima cosa da fare è quella di inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno per “disconoscere il contratto”.

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