Giovanni Napoletano

Naturalmente, avrà già compreso che è incappato, purtroppo, in un sito truffa di vendite online e che dovrà tribolare per avere indietro i soldi accreditati ai truffatori: la prima cosa da fare è, comunque, quella di presentare, al più presto, una dettagliata denuncia per truffa all’Autorità Giudiziaria, presso il più vicino posto di Polizia di Stato, Carabinieri o Guardia di Finanza.

Presentata la denuncia vale la pena tentare di avviare la procedura di chargeback, ma senza eccessive illusioni: si tratta, infatti, di una procedura che avrà esito positivo se, e solo se, il venditore truffaldino non ha ancora incamerato (o non ha potuto incamerare) i soldi accreditati sul proprio conto corrente; o qualora la banca dell’esercente commerciale riconoscesse la propria responsabilità per avere aperto un conto corrente ad un truffatore; o, ancora, quando l’azienda che gestisce il circuito di pagamenti online (Visa/Nexi, MasterCard, Amex) ritenesse di adottare una policy finalizzata a non intaccare l’affidabilità del proprio sistema di pagamenti online (una questione di immagine, più che altro).

Conviene allora partire contestando l’addebito del pagamento effettuato con carta di credito sul proprio conto corrente, con un reclamo scritto da inviare con raccomandata AR in piego alla propria banca, lamentando quanto accaduto (come nel post di cui ci stiamo occupando), allegando copia della denuncia di truffa e chiedendo l’avvio della procedura di restituzione dell’addebito collegato al pagamento effettuato con carta di credito (riaccredito o chargeback).

Volendo tagliare i tempi di procedura, dopo la presentazione della denuncia all’Autorità Giudiziaria e la spedizione della raccomandata AR (documento fondamentale per successive, eventuali, azioni legali o richieste di rimborso attivate tramite conciliazione/mediazione/arbitrato), ci si può direttamente e personalmente rivolgere alla filiale della banca dove è detenuto il conto corrente di addebito, esibendo il reclamo formale scritto, copia della denuncia di truffa e copia delle e-mail intercorse.

Chiariamo subito che la banca è estranea al contenzioso, essendo solo l’emittente della carta di credito, per cui il problema dovrà essere approcciato nei termini corretti: in pratica, al direttore della filiale (o a chi per lui) andrà chiesto un cortese supporto di intermediazione nell’avvio, rapido, della procedura di chargeback.

Dovrebbe così essere attivato, in tempi relativamente brevi, il canale con l’azienda che gestisce il sistema di pagamento online (Visa/Nexi, MasterCard, American Express/Amex). Seguirà un contatto diretto fra il cliente e l’ufficio preposto dal gestore dei pagamenti online a seguire le contestazioni aperte, che chiederà, verosimilmente, l’inoltro della documentazione già, in parte, presentata alla banca. A tale proposito, sarà opportuno procurarsi anche una copia dell’estratto conto evidenziando l’operazione contestata (per dar modo, a chi si occupa della pratica di chargeback, di risalire al codice della transazione di pagamento contestata).

A questo punto, non resta altro da fare che incrociare le dita ed attendere speranzosi.

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