Chiara Nicolai

La pensione di invalidità e l’indennità di accompagnamento sono impignorabili in quanto hanno natura di sussidio e, pertanto, rientrano nelle previsioni dell’articolo 545 del codice di procedura civile laddove dispone che non possono essere pignorati crediti aventi per oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza.

Anche a voler considerare la pensione di invalidità (o inabilità) assoggettabile a pignoramento per la parte che eccede il minimo vitale (corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà – per il 2018 essendo la misura massima dell’assegno sociale stabilita in 453 euro, il minimo vitale risulta pari a 680 euro circa), dal momento che per l’anno 2019 l’importo della pensione di invalidità è di 285,66 euro (corrisposto per 13 mensilità) se ne deduce che la pensione di invalidità è praticamente impignorabile.

Questo per quanto attiene il pignoramento presso INPS.

Il problema è che una volta confluito sul conto corrente l’importo mensile del rateo della pensione di invalidità, bisognerebbe far valere ancora l’articolo 545 del codice di procedura civile, secondo il quale le somme originate da pensione che affluiscono sul conto corrente potrebbero essere pignorate solo per la parte eccedente il triplo dell’assegno sociale (attualmente 1374 euro circa), anche ricorrendo al giudice dell’esecuzione. Ma, spesso, considerando la parcella che chiede un avvocato per un ricorso, si preferisce subire.

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