Ornella De Bellis

A settembre 2017, a quanto lei riferisce, risultava una vecchia rata del muto non pagata, prontamente saldata dal debitore principale (la sua amica): ebbene, per il ritardo di una sola ultima rata la segnalazione negativa nella CRIF (Centrale Rischi di Intermediazione Finanziaria) non può essere visualizzata per oltre 12 mesi (un anno) dalla regolarizzazione. Dunque è giusto che da una visura i dati negativi siano stati oscurati.

Invece, quando il creditore mette a sofferenza un prestito, vuol dire che ritiene di non poter più recuperare il dovuto: pertanto, ed è obbligato, per legge, a segnalare la circostanza nella Centrale Rischi della Banca D’Italia.

Successivamente, di solito, persistendo l’inadempimento, la finanziaria creditrice cede il credito a terzi (una società di recupero crediti), iscrive a bilancio, come perdita secca, la differenza fra il capitale residuo ed il ricavato dalla cessione e non aggiorna più la posizione in sofferenza che resta visibile per tre anni dalla data di segnalazione.

Questo, evidentemente non è avvenuto, dal momento che il debito, seppur in ritardo, è stato saldato dalla sua amica (e la segnalazione di sofferenza in CR, se esistente, fornirebbe una informazione fallace sull’esito del prestito). Per cui non ci dovrebbero essere segnalazioni di sofferenza riguardanti sia il debitore principale che il garante del prestito.

Tuttavia, è semplice, come per la centrale rischi privata CRIF, effettuare una visura anche in CR Bankitalia, giusto per sincerarsi dell’inesistenza di posizioni negative che possano riguardarla.

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