Giovanni Napoletano

Nel luglio scorso, il Consiglio di Stato aveva respinto il ricorso presentato dalle compagnie telefoniche Vodafone, Wind Tre e Fastweb, “colpevoli” di non aver più rispettato la cadenza mensile: così, i consumatori avevano festeggiato, pensando di ottenere il prima possibile i rimborsi dovuti.

Invece, diversi mesi dopo questa sentenza, sono tantissimi gli utenti che ancora non hanno ricevuto alcun rimborso.

Ma allora cosa bisogna fare per ottenere la restituzione delle somme erose con la fatturazione a 28 giorni?

Prima di capire come devono muoversi i consumatori per ottenere i rimborsi, vediamo chi sono coloro che ne hanno diritto.

La restituzione spetta infatti agli utenti con un contratto di telefonia, sia mobile che fissa, che nel periodo tra giugno 2017 e aprile 2018, hanno ricevuto bollette con fatturazione a 28 giorni.

Le compagnie avevano avallato questo escamotage per riscuotere, di fatto, 13 bollette in un anno, invece di 12, con un guadagno stimato intorno all’8,6% rispetto alla fatturazione mensile.

Però, la decisione del Consiglio di Stato arrivata nel mese di luglio 2019 aveva fatto brindare le associazioni dei consumatori che, in virtù della Delibera 269/18/CONS, pensavano che tutto sarebbe avvenuto in maniera automatica.

Infatti, tale deliberà dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), imponeva agli operatori di restituire in bolletta agli utenti, le somme indebitamente ottenute nei mesi in cui è stata in funzione la fatturazione a 28 giorni.

Ma i rimborsi automatici non stanno avvenendo, motivo per cui i consumatori dovranno farne espressa richiesta, così di ottenere indietro quando dovuto.

Quindi, cosa devono fare gli utenti?

La modalità per ottenere il rimborso è quella di effettuare un reclamo scritto presso il proprio operatore.

Discorso valido anche per chi ha cambiato operatore proprio per “sfuggire” alla fatturazione a 28 giorni.

Nel caso in cui il reclamo scritto non fosse sufficiente per ottenere il rimborso, i consumatori possono perfezionare il ricorso tramite la cosiddetta conciliazione paritetica, un’alternativa all’iter giudiziale, che abbatte i tempi e i costi di un processo.

Il consiglio, per chi non fosse pratico con queste procedure, è quello di rivolgersi ad una delle diverse associazioni dei consumatori presenti sul territorio nazionale.

Queste ultime offrono infatti consigli e servizi per guidare l’utente nella strada per ottenere il rimborso dalle compagnie telefoniche.

Un’altra domanda che molti utenti si sono posti è: ma a quanto ammonta la somma che le compagnie devono rimborsare?

Ovviamente, l’importo preciso varia in base al singolo caso, al numero di mensilità pagate e alla tipologia di offerta sottoscritta e, di conseguenza, alla cifra erogata alla compagnia quando sono state pagate le bollette.

In molti casi gli operatori, invece di erogare un rimborso, hanno offerto agli utenti delle soluzioni alternative, come uno sconto o l’attivazione di un servizio ulteriore.

Ovviamente non parliamo di cifre esorbitanti, infatti, secondo le stime delle associazioni dei consumatori, i rimborsi dovrebbero variare da un minimo di 30 euro ad un massimo di 50 euro, mettendo in conto anche le possibili eccezioni “esterne” a queste soglie.

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