Giuseppe Pennuto

Secondo l’articolo 144 del codice delle assicurazioni private, il danneggiato per sinistro causato dalla circolazione di un veicolo o di un natante, per i quali vi è obbligo di assicurazione, ha azione diretta per il risarcimento del danno nei confronti dell’impresa di assicurazione del responsabile civile, entro i limiti delle somme per le quali è stata stipulata l’assicurazione.

Per l’intero massimale di polizza l’impresa di assicurazione non può opporre al danneggiato eccezioni derivanti dal contratto, né clausole che prevedano l’eventuale contributo dell’assicurato al risarcimento del danno.

L’impresa di assicurazione ha, tuttavia, diritto di rivalsa verso l’assicurato nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o ridurre la propria prestazione.

In altre parole, con il termine rivalsa si si riferisce al diritto che le compagnie assicurative hanno di richiedere un rimborso all’intestatario della polizza, dopo aver risarcito i danni causati al terzo dal soggetto assicurato. Una richiesta di rivalsa è attuabile solo se esplicitamente indicata in una clausola del contratto sottoscritto.

Ora, quasi tutte le compagnie di assicurazione prevedono clausole in cui viene sancito il diritto a recuperare
dall’assicurato le somme eventualmente pagate ai terzi danneggiati (rivalsa), nel caso di veicolo risultasse non in regola con la revisione periodica.

Leggendo con attenzione il contratto, si potrà verificare se la rivalsa, qualora il sinistro si sia verificato quando il veicolo non era stato sottoposto alla revisione periodica stabilita dalla legge, è illimitata (l’assicurato dovrà pagare tutto l’importo versato dall’assicurazione al danneggiato) oppure limitata con massimale o franchigia (l’assicurato è esposto fino a un massimo importo oppure fino ad una massima percentuale rispetto al risarcimento).

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