Giuseppe Pennuto

Si sentono sempre più spesso notizie di finti investiti nella nostra Penisola: il trucco consiste nell’attraversare la strada, urtare di proposito il fianco dell’auto, stramazzare al suolo.

Di solito, l’automobilista nel mirino è un utente debole: una signora anziana, un vecchietto dalla guida incerta, una donna con bambini.

Soggetti che si possono spaventare più facilmente.

Il finto pedone investito racconta la propria versione all’automobilista: non ti sei accorto di me, mi hai toccato, son caduto.

La “prova” sarebbe il rumore che il guidatore ha sentito: la manata che il finto pedone ha rifilato.

Il finto pedone, ossia la finta vittima, può contrattare con l’automobilista, che è la vera vittima ma passa per il colpevole unico.

Dalla trattativa, il finto pedone ottiene subito denaro: una cinquantina di euro per chiudere immediatamente la questione.

Il guidatore teme una causa in tribunale o il peggioramento di due classi di merito della Rc auto con un aumento fortissimo al rinnovo.

O teme conseguenze di profilo penale, come il reato di omicidio e lesioni stradali.

E quindi cede, dando il denaro che ha in tasca nel portafogli.

L’automobilista che viene accusato da un pedone di un investimento, può difendersi.

Anche perché non sa se il pedone dica il vero o il falso.

Innanzitutto, è bene:

  • Tornare immediatamente sul posto del presunto investimento. L’obiettivo è evitare l’accusa di omissione di soccorso: il guidatore non è un pirata della strada.
  • Con lo smartphone, chiamare le forze dell’ordine. Se si è in città, sono i Vigili.
  • Controllare se in zona ci sono telecamere o testimoni: servono occhi elettronici o occhi veri per capire come sono andate le cose.
  • Subito, contattare un legale. Può essere un avvocato, un esperto in infortunistica stradale, o patrocinatore stragiudiziale che vi aiuti fuori dai tribunali. Da chiamare immediatamente, e non a causa in corso. Col legale, valutate la parcella.
  • Allertare il proprio assicuratore. Che vi dovrebbe aiutare.

Con l’aiuto delle Forze dell’ordine, verrà ricostruito l’accaduto.

Con testimoni o telecamere, tanto meglio.

Grazie a un legale, chi è dalla parte della ragione dovrebbe spuntarla.

Nella peggiore delle ipotesi, se il guidatore perde, l’assicurazione paga i danni al pedone.

E il cliente viene penalizzato di due classi di merito, con un rincaro fortissimo.

Nella migliore delle ipotesi, l’automobilista vince: emerge la truffa.

A questo punto, può fare causa al truffatore: si entra nel penale.

Se i giudici lo condannano, il finto pedone dovrà indennizzare l’automobilista.

Qui possono nascere altri problemi: se il truffatore non ha reddito, non lavora, difficilmente il guidatore otterrà un rimborso.

In generale, attenzione: si tratta di frodi che rischiano di essere sempre più numerose sulle nostre strade.

Con la crisi economica sempre più profonda, molti disoccupati si trasformano in finti pedoni o finti tamponati per ottenere un risarcimento immediato da parte del guidatore.

O per riscuotere denaro tramite indennizzo assicurativo.

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