Ludmilla Karadzic

Nel disegnare un possibile scenario, diamo per assunto che il giudice abbia già fissato l’importo del mantenimento per ex coniuge e figlio, nella misura di 950 euro mensili.

Come sappiamo, all’ex coniuge va corrisposto il 40% del TFR complessivamente maturato negli anni di prestazione del servizio, fino al momento del passaggio in pensione, rapportato agli anni di effettivo matrimonio. Per quello che qui interessa si tratta di un credito ordinario, per cui, qualora non vi fosse adempimento, la pensione del debitore potrà essere pignorata nella misura del 20% eccedente il minimo vitale.

A partire da gennaio 2019, l’importo massimo dell’assegno sociale ammonta a 458 euro. La pensione, dunque, potrà essere pignorata presso l’INPS, solo per l’importo eccedente 687 euro, considerando che il minimo vitale è pari all’importo massimo dell’assegno sociale aumentato della metà.

Nella fattispecie, l’importo eccedente il minimo vitale della pensione percepita dal debitore è pari al 20% di 2113 euro, per cui il creditore procedente (la sua ex moglie) potrà ottenere un prelievo alla fonte di circa 423 euro.

E veniamo al mantenimento di ex-moglie e figlio: l’articolo 156 del codice civile stabilisce che, in caso di inadempimento, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può ordinare ai terzi (l’INPS nella fattispecie), tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto.

In particolare, poi, l’articolo 8 della legge 898/1970 (disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio) dispone che l’ex coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell’assegno di mantenimento, dopo la costituzione in mora a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento del coniuge obbligato e inadempiente per un periodo di almeno trenta giorni, può notificare il provvedimento in cui è stabilita la misura dell’assegno ai terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato con l’invito a versargli direttamente le somme dovute, dandone comunicazione all’ex coniuge inadempiente.

Da considerare, infine, che non esiste, ad oggi, una norma che equipari anche l’ordine di pagamento diretto, ex articolo 156 del codice civile, ad un pignoramento e limiti, quindi, l’entità della somma assegnata al beneficiario del mantenimento. In altre parole può capitare che la busta paga (o la pensione) del coniuge obbligato al pagamento possa essere oberata da prelievi alla fonte, in conseguenza di pignoramenti, cessione del quinto e ordine di pagamento diretto, ex articolo 156 del codice civile, in misura superiore alla metà.

Nel caso che stiamo esaminando, il giudice adito dalla controparte potrebbe ordinare all’INPS di corrispondere interamente all’ex moglie e al figlio l’importo dovuto di 950 euro.

Per i 500 euro mensili corrispondenti alla retta dovuta al centro residenziale dove verrà inserito suo figlio, invece, bisognerà vedere come agirà la sua ex moglie nel pretendere il contributo del padre ed in che misura il giudice accorderà la pretesa.

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