Giovanni Napoletano

Il colosso britannico dei viaggi Thomas Cook ha dichiarato bancarotta, dopo 178 anni di storia in cui si è distinto come una delle principali aziende del Regno Unito nel settore turistico, la società ha pubblicato una nota in cui avvisa i clienti che tour operator e compagnia aerea hanno cessato l’attività: il gruppo non è riuscito a trovare i 200 milioni di sterline che servivano per evitare il collasso.

Gravi le conseguenze di questo annuncio: infatti, oltre a rappresentare un problema enorme per alberghi e strutture ricettive, il fallimento di Thomas Cook ha lasciato circa 600mila turisti (dei quali 150mila britannici) senza voli di ritorno, poiché la flotta di 41 aerei del tour operator inglese è bloccata a terra.

Il tour operator inglese, uno dei più importanti al mondo, lavorava, direttamente o indirettamente, con migliaia di alberghi italiani, che ora sono davanti a un bivio: accogliere o meno i clienti che stanno arrivando e che hanno pagato a Thomas Cook.

Il suggerimento di Federalberghi è contattare i clienti e spiegare la situazione per evitare che si aprano contenziosi antipatici: se i clienti si presentano, l’albergo chiederà di ripagare la camera e inviterà poi a chiedere il rimborso al fondo inglese.

Altrimenti è meglio che i clienti non arrivino.

Gli alberghi, del resto, non hanno alcun tipo di protezione per il mancato pagamento di un tour operator.

Per quanto riguarda i voli, invece, La Civil Aviation Authority si è occupata subito di organizzare i rimpatri su altri voli, ma non metterà in piedi un servizio di risarcimento per i pacchetti Thomas Cook fino al 30 settembre.

Questo significa che i rimborsi arriveranno a novembre, poiché è già stato chiarito che le pratiche di rimborso verranno smaltite entro 60 giorni dal ricevimento di tutte le informazioni (più del doppio rispetto ai termini normali di 28 giorni, ma questo di Thomas Cook è davvero un caso senza precedenti).

Lo schema Atol funziona solo per i voli provenienti e diretti dalla Gran Bretagna e per i pacchetti turistici completi.

Chi ha comprato separatamente biglietti aerei e albergo ha minori possibilità di essere protetto da Atol, secondo fonti britanniche.

Per chi non rientra nello schema Atol, è necessario chiedere il rimborso all’assicurazione privata che copre i pacchetti turistici delle agenzie di viaggio dai rischi di fallimento del tour operator.

Ricordiamo che in Italia dal 2016 non esiste più il Fondo nazionale di garanzia per i viaggi organizzati, tristemente noto per i suoi tempi lunghissimi di rimborso e sostituito da assicurazioni private (alle quali però alcune piccole agenzie potrebbero non aderire: il consiglio è sempre quello di leggere attentamente il contratto al momento dell’acquisto, soffermandosi su garanzie e tutele in caso di fallimento del tour operator).

Al momento, comunque, la priorità sarà quella di assicurare voli di rimpatrio, operati anche da altre compagnie, ai viaggiatori britannici all’estero.

Oltre il 6 ottobre, invece, non saranno garantiti voli gratuiti e si dovrà acquistare un nuovo biglietto per tornare a casa.

Per chi non è ancora partito, invece, lo schema Atol garantisce il rimborso di tutte le spese sostenute per quanto riguarda la prenotazione di pacchetti vacanze pagati con carte di credito o debito.

Anche in questo caso, però, i rimborsi non arriveranno prima di novembre e ovviamente la vacanza è cancellata.

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