Patrizio Oliva

A partire dal 3 settembre 2019,anche per la patente di guida si applica l’IVA al 22 per cento, anche retroattivamente sino al 2014: è questo, infatti,l’effetto della risoluzione 79 dell’Agenzia delle Entrate, del 2 settembre scorso, che accoglie il principio di una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 14 marzo di quest’anno, la quale nega che l’insegnamento delle autoscuole abbia gli stessi requisiti di scuole o università e che, perciò, debba essere sottoposto all’imponibilità IVA.

La vicenda che ha portato alla sentenza della Corte di Giustizia Europea ha origine in un interpello di un’autoscuola tedesca, la A & G Fahrschul-Akademie che si era vista negare l’esenzione IVA dal fisco federale.

I giudici tedeschi avevano sì assimilato l’insegnamento per la patente a quello scolastico e universitari ma avevano respinto l’esenzione.

Il giudice ha poi sospeso il procedimento e chiesto un giudizio alla Corte di Giustizia Europea che è stato pronunciato il 14 marzo 2019.

La conseguenza è che le autoscuole dovranno aumentare il loro listino e contattare tutti gli ex allievi e chiedere loro di pagare un sovrapprezzo.

Ma le autoscuole non hanno alcun potere coercitivo per recuperare questa somma.

Perciò, le cinquemila partite IVA che corrispondono alle settemila autoscuole attive in Italia potrebbero vedersi costrette a versare ciascuna circa 110 mila euro al Fisco.

Il che coinciderebbe con la fine delle loro attività.

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