Giuseppe Pennuto

L’articolo 186 del codice della strada prevede che, in caso di condanna del soggetto sorpreso alla guida in stato di ebbrezza, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato.

Tuttavia, è oggetto di interpretazione il corretto significato de attribuire all’espressione “persona estranea al reato”. La giurisprudenza ormai consolidata, infatti, ritiene “estranea” non solo la persona non colpevole o concorrente nel reato, quale potrebbe essere l’intestatario del veicolo che nulla abbia avuto a che fare con l’episodio criminoso. Occorre anche, che il proprietario del mezzo, oltre a non contribuire attivamente, eviti ogni tipo di atteggiamento negligente che possa in qualunque modo agevolare la commissione del reato.

Ad esempio, se si sono verificati precedenti episodi accertati in cui il conducente è stato multato per guida in stato di ebbrezza a bordo della stessa autovettura, ciò vuol dire che l’intestatario del veicolo, essendo inevitabilmente venuto a conoscenza del fatto criminoso, non possa più eccepire l’estraneità al reato, dal momento che non avrebbe dovuto continuare ad affidare il mezzo al reo, senza che a questo fosse stata costretta da una necessità urgente.

Il principio, peraltro, è stato ancora una volta recentemente ribadito dai giudici della Corte di cassazione, sezione penale, con la sentenza 33231/2019.

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