Giuseppe Pennuto

Negli ultimi anni, nel nostro Paese, sono cresciute a dismisura le proposte di acquisto di autovettura, tramite finanziamenti, dunque a rate: purtroppo, però, quest’aumento va di pari passo con i tentativi di alcune case automobilistiche di fare i furbetti.

Perché più che di truffe vere e proprie si tratta di sottigliezze che apparentemente sfuggono, ma che poi – in sede in pagamento – mostrano tutto il loro peso.

Si tratta ad esempio di canoni poco o nulla rispondenti a quelli poi realmente applicate oppure a spese accessorie non indicate con chiarezza.

Poi ci sono anche i tassi di interesse che incidono sul prezzo di finale, ma che non sempre sono segnalati con evidenza.

E sono proprio questi ultimi a fare impennare il costo finale.

Come il famigerato Taeg, il Tasso annuo effettivo globale.

In questo, periodo, poi è più facile cadere nella confusione, poiché sono in vigore gli incentivi nazionali all’acquisto, chiamati ecobonus in quanto legati alle vetture con basse emissioni ambientali.

Ma le stesse casa automobilistiche propongono i loro personalissimi ecobonus in quanto esclusi da quelli statali.

Tuttavia non sempre si tratta di una vera e propria riduzione del prezzo di listino, ma solo una esca per far avvicinare il maggior numero di clienti e proporre anche altre opzioni d’acquisto.

E un’altra leva utilizzata è la scelta dell’alimentazione con il diesel sempre più demonizzato dai costruttori che si sono già spostati sulle motorizzazioni alternative e chi invece propone propulsori a gasolio di nuova generazione e destinati a durare più a lungo.

E se si pensa che gli acquisti di auto a rate rappresentano oltre la metà del mercato, si capisce con chiarezza quanto sia florido questo comparto e fino a che punto concessionari e case automobilistiche stiano investendo in un regime di elevata concorrenza.

Anche perché, rispetto al pagamento tutto e subito, dal punto di vista strettamente economico per chi vende è un vantaggio perché finiscono per incassare di più, anche se dilazionato nel tempo.

E sempre più spesso le rate del prestito comprendono anche una polizza a copertura del credito non richiesta e di cui non sono spiegate le condizioni.

Come fanno notare gli esperti, i concessionari dovrebbero consegnare al clienti sia il contratto di finanziamento sia il Secci (Standard european consumer credit information) ovvero il modulo informativo europeo a tutela dei consumatori sulla trasparenza informativa di banche e finanziarie.

Che la questione sia da tempo sotto la lente di ingrandimento è dimostrato dalla recente multa inflitta dall’Antitrust alle società finanziarie delle case automobilistiche, a cui contesta pratiche anti-concorrenziali.

Oppure dall’attivismo delle associazioni a tutela dei consumatori.

Uno dei primi problemi riguarda la pubblicità che spesso è fuorviante e poco chiara.

Il riferimento va agli spot che indicano una rata mensile da pagare ma omettono di ricordare che ci sono un maxi anticipo e una maxi rata finale.

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