Annapaola Ferri

L’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 231/20017 dispone che è vietato il trasferimento di denaro contante e di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, siano esse persone fisiche o giuridiche, quando il valore oggetto di trasferimento, e’ complessivamente pari o superiore a tremila euro.

La norma è chiarissima: la finalità del controllo delle movimentazioni di denaro, quando abbiano ad oggetto importi elevati, viene perseguita dalla normativa che si propone lo scopo di difendere la collettività da questo tipo di operazioni che presentano una decisa attitudine ad eludere la tracciabilità dei passaggi e non solo perchè riconducibili al riciclaggio dei proventi di attività criminose (cosiddetto denaro sporco) o al finanziamento del terrorismo. Quindi, come il Ministero dell’Economia e delle Finanze presume, nella fattispecie, anche quando l’operazione vietata può essere ricondotta a “semplice” evasione fiscale.

Peraltro, la Corte di cassazione ha recentemente ed esplicitamente chiarito, con l’ordinanza 10147/2018, che, anche qualora sia provato che l’operazione in contanti non abbia avuto come scopo il riciclaggio di denaro sporco, ciò non significa che non sia stata commessa la violazione amministrativa.

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