Annapaola Ferri

Cogliamo l’occasione per fare una piccola precisazione, anche se assolutamente irrilevante nel contesto del quesito: in caso di pignoramento del conto corrente del debitore escusso, su cui afferisce lo stipendio mensile, può essere prelevato dall’ultimo stipendio accreditato prima della notifica dell’atto di pignoramento, solo la parte che eccede il triplo dell’importo massimo dell’assegno sociale. Nel 2019 il triplo dell’assegno sociale è pari a 1.374 euro circa. Ciò tuttavia, non vuol dire che deve essere sempre lasciata nella disponibilità del debitore sottoposto ad azione esecutiva una somma pari a 1.374 euro: se la busta paga accreditata sul conto corrente è di 750 euro, sul conto corrente dovranno essere lasciati 750 euro soltanto; se la busta paga accreditata è di cinquemila euro, allora il saldo del conto corrente del debitore escusso non potrà essere inferiore a 1.374 euro.

Tornando a bomba, possiamo affermare che l’eventuale pignoramento dei canoni di locazione spettanti al debitore sottoposto ad azione esecutiva, effettuato direttamente presso il conduttore del bene locato, interesserà l’intera somma pattuita, senza alcuna limitazione che non sia quella del soddisfo del credito azionato dal creditore procedente.

Per quanto riguarda, invece, lo stipendio percepito, se tutti i suoi creditori, esattoriali ed ordinari, agissero in via giudiziaria con pignoramento verso il suo datore di lavoro, il danno massimo che lei potrebbe accusare sarebbe pari al 40% della retribuzione percepita al netto degli oneri fiscali e contributivi. Potrebbe variare, a seconda della moltitudine dei creditori che volessero agire, solo i tempi di rimborso.

Per legge, Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia) non va oltre, per l’entità del livello stipendiale da lei presumibilmente percepito, al 10% del prelievo. Ma se le partite da riscuotere coattivamente sono più d’una, il tetto massimo (per il singolo creditore) resta il quinto, anche a fronte di più singole azioni che frutterebbero ciascuna il 10% della retribuzione. Insomma, in una prospettiva favorevole, la trattenuta mensile potrebbe anche attestarsi al 30% della busta paga al netto di contributi previdenziali e imposte sul reddito.

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