Marzia Ciunfrini

Nel sistema delle adozioni o dei collocamenti presso le comunità si parte, molto spesso, da una segnalazione degli insegnanti, dei medici oppure degli stessi Servizi Sociali; questi ultimi fanno delle relazioni al Giudice minorile che, senza possibilità di contraddittorio e di verifica effettiva di quanto affermato dagli operatori sociali, colloca in via d’urgenza i bambini, presunti abusati, fuori dalla famiglia di origine, con cui ogni legame viene improvvisamente troncato (i genitori possono incontrare i figli una/due ore al mese e in alcuni casi mai).

Contemporaneamente, il Giudice incarica proprio i Servizi Sociali di approfondire la situazione: gli operatori possono gestire le indagini come vogliono senza seguire effettivamente alcuna regola; alle operazioni non possono partecipare né gli avvocati eventualmente nominati dai genitori dei minori (avvocati che i Servizi vedono sovente come un inutile fastidio), né eventuali consulenti esterni dei genitori, cui viene negato il basilare diritto di difendersi sancito dalla nostra Costituzione.

Insomma, gli operatori pubblici hanno un potere discrezionale assoluto che, come la vicenda di Bibbiano ci insegna, può essere l’anticamera dell’abuso.

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