Carla Benvenuto

Chiedo conferma da quanto voi riportato qui sopra, i carichi di famiglia variano in base al reddito del solo lavoratore dipendente e non si vanno a cumulare con quelli di altre persone che fanno parte dello stato di famiglia (madre che ha un suo reddito, fratello che ha un suo reddito).

Le detrazioni per carichi di famiglia variano in base al reddito del lavoratore dipendente, quindi chi presta l’assistenza fiscale (o il datore di lavoro) dovrà calcolarne l’ammontare effettivamente spettante.

Nella dichiarazione dei redditi del soggetto A, non devono essere inclusi i redditi eventualmente percepiti dal coniuge di A e nemmeno quelli percepiti da madre e fratello conviventi di A. E’ chiaro altresì che se la madre e il fratello di A percepiscono ciascuno reddito superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili, il dichiarante A non può fruire delle detrazioni per madre e fratello conviventi.

La detrazione fiscale del coniuge a carico viene determinata dal datore di lavoro o dal Centro di Assistenza Fiscale (CAF). Il dichiarante non deve scervellarsi in calcoli astrusi.

Per quanto riguarda l’individuazione della soglia al di sotto della quale il richiedente A ha diritto all’assegno per il nucleo familiare ANF (nella fattispecie per la moglie), in nessun caso devono essere computati i redditi eventualmente percepiti da madre e fratelli conviventi. Ma, anche qui, si tratta di un calcolo al solo fine conoscitivo: bisogna fare domanda al datore di lavoro e poi l’INPS stabilisce se il richiedente ha diritto, o meno, al beneficio. Voglio dire, non succede niente se si presenta la domanda, e successivamente si scopre che non si ha diritto all’ANF.

Invece, per qualsiasi prestazione riservata ai componenti del nucleo familiare e regolata da Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) i redditi percepiti ed il patrimonio detenuto dal soggetto A (lavoratore dipendente), dal coniuge, dalla madre di A e dal fratello di A, si cumulano.

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