Gennaro Andele

Il Codice civile permette al proprietario o all’inquilino di un appartamento di fare causa al vicino quando quest’ultimo è responsabile di immissioni moleste» provenienti dalla sua proprietà: ciò vuol direche se una persona accende il barbecue in balcone ed il fumo dà fastidio fino al punto di superare la normale tollerabilità, il vicino di casa può agire in giudizio.

Ed eccoci al punto: la soglia della normale tollerabilità, di solito non è mai la stessa per ogni persona.

Per questo, occorre valutare caso per caso, con l’aiuto di testimoni e del buon senso.

Difficilmente un giudice vieterà di fare una grigliata sul balcone se il fumo non crea dei seri disturbi o se si accende il barbecue una volta ogni tanto.

Il magistrato, insomma, cercherà un equilibrio tra il diritto dei due vicini a poter godere pienamente la proprietà: uno, senza subire degli odori fastidiosi, l’altro senza rinunciare alla carne alla griglia.

Poi, però, c’è il regolamento condominiale.

E questo può rappresentare il vero problema per chi ama accendere il barbecue in balcone.

Se all’interno del regolamento c’è una clausola che vieta di fare una grigliata in condominio, a quel punto il buongustaio della carne o del pesce alla brace dovrà rassegnarsi.

In buona sostanza, la questione è questa: se al Codice civile, abbastanza largo sulla questione, si sovrappone una norma scritta sul regolamento del condominio che vieta nel modo più assoluto di produrre dei fumi sul balcone per effetto della cottura alla griglia, anche se i fumi non superano la normale tollerabilità, la norma del regolamento prevale su quella del Codice civile.

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