Ornella De Bellis

Il datore di lavoro è tenuto al risarcimento del danno biologico derivante da una menomazione fisica o psichica subita nell’espletamento della attività lavorativa. Più precisamente, il datore di lavoro è tenuto al risarcimento qualora il lavoratore possa dimostrare non solo di aver subito una lesione fisica o psichica, ma anche che la lesione è dovuta al lavoro e non ad una causa diversa.

Il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito civile si prescrive in cinque anni dal giorno in cui il fatto si è verificato (articolo 2947 del codice civile).

La Corte di cassazione, con la sentenza 9318/2018, ha stabilito che in tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da fatto illecito, nel caso di illecito istantaneo, caratterizzato da un’azione che si esaurisce in un lasso di tempo definito, lasciando permanere i suoi effetti, la prescrizione incomincia a decorrere con la prima manifestazione del danno, mentre, nel caso di illecito permanente, protraendosi la verificazione dell’evento in ogni momento della durata del danno e della condotta che lo produce, la prescrizione ricomincia a decorrere ogni giorno successivo a quello in cui il danno si è manifestato per la prima volta, fino alla cessazione della predetta condotta dannosa.

Qualsiasi sia l’interpretazione che si voglia attribuire alla citata sentenza, dunque, è ancora in tempo a chiedere il risarcimento danni, almeno fino al dicembre 2020.

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