Tullio Solinas

A ben intendere, in ogni pignoramento tanto dipende dalla discrezionalità del Giudice. Tanto premesso, volevo provare a capire se i miei calcoli sono esatti in vista del pignoramento che dovrò subire .Dunque, in busta paga compaiono le seguenti voci:dipendente pubblico con stipendio di 1400 euro.Ritenute: 270 euro (cessione del quinto), 250 per doppio quinto; assegno alimentare figli: 350 euro, per cui il netto erogato è di 530 euro. Compare la voce di quinto cedibile: 280euro, che penso si riferisca alla quota di 1/5 massima ipotetica. Inoltre, a formare il lordo, :altri assegni+ 80euro(cosidetto bonus Renzi); detrazione figlio:+ 60 euro.Sono attendibili le seguenti ipotesi? Ovvero:
Possibilità 1: stipendio 1400/2 =700 – 270 = 430. Pignoramento max, ovvero 280 euro.
Possibilità 2: stipendio 1400/2 = 700 -270 -350 (assegno alimentare)= 80 quota pignorabile
Possibilità 3 : stipendio 1400/2 = 700 – 270-350-80-60 = nessuna capienza
In quest’ultimo caso, il bonus assegno di 80 euro e la detrazione figlio da 60 euro, vengono esclusi dal lordo in automatico oppure dovrei io rinunciarvi cautelativamente fino a sentenza per poi richiederli eventualmente con il nuovo anno? Inoltre, nella peggiore delle ipotesi, mi ritroverei a percepire 250 euro (considerando cessioni, alimenti e massima quota pignorabile). Però, a quel punto, il datore di lavoro non è tenuto per legge a corrispondermi la metà dello stipendio, rimodulando il rateo del prestito delega di cui è garante?

Oltretutto, già mi sta corrispondendo meno della metà e questo non so se sia regolare e se magari vada opposto nel momento che sarà convocato quale terzo. Spero in una valutazione per quanto esposto.

I calcoli del prelievo in busta paga sono corretti: le considerazioni iniziali no. Applicando le norme vigenti, infatti, il prelievo dallo stipendio è di 280 euro. Punto. Poi il giudice, in base a considerazioni di equità (non discrezionali) potrebbe applicare condizioni di miglior favore al debitore, considerando la ritenuta alla fonte per crediti alimentari (che ripetiamo, non è un pignoramento) equivalente ad un pignoramento. Il datore di lavoro deve adeguarsi alle decisioni del giudice. Il fatto che possa erogare un importo minore della metà dello stipendio netto non è affar suo. Peraltro, il debitore potrebbe ricevere lo stipendio pieno e poi assoggettarsi liberamente ad obbligazioni che impegnino più della metà dello stipendio, con prestiti le cui rate andrebbero comunque pagate, in linea di principio, detraendole dallo stipendio (pieno) accreditato.

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