Ludmilla Karadzic

A partire da gennaio 2019, l’importo massimo dell’assegno sociale ammonta a 458 euro, erogato in tredici ratei esenti da tassazione IRPEF. Trattandosi di una misura di sostegno al reddito ed essendo l’importo erogato necessariamente minore del minimo vitale (valorizzato come importo massimo dell’assegno sociale aumentato della metà), l’assegno sociale risulta assolutamente non pignorabile.

La pensione, dunque, potrà essere pignorata presso INPS solo per l’importo eccedente 687 euro, dal momento che il minimo vitale è pari all’importo massimo dell’assegno sociale aumentato della metà. In pratica, il creditore procedente potrà prelevare dal rateo mensile il 20% della parte della pensione che eccede 687 euro.

Le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate solo per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale, vale a dire solo per l’importo eccedente 1.374 euro.

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