Patrizio Oliva

A causa di una sentenza della Corte Costituzionale, la 51/2019, nei giorni scorsi si è acceso un forte dibattito: ovvero, se una rottamazione (o definizione agevolata) delle cartelle esattoriali possa essere basata anche su quelle emanate da società di riscossione private (ad esempio società utilizzate dagli enti locali per esigere i tributi) od esclusivamente sulle cartelle esattoriali affidate all’agente di riscossione statale (ex Equitalia, ora Ader).

In realtà, la pronuncia della Consulta, in se per sé, riguarda un aspetto molto tecnico e all’apparenza poco rilevante per il contribuente.

Nel dettaglio, infatti, i giudici costituzionali si sono dovuti esprimere su una legge che estende al 2032 il termine entro il quale l’agente della riscossione deve comunicare ai creditori (fisco, enti locali, Inps, etc) i crediti divenuti ormai inesigibili.

La domanda posta alla Consulta era se le società di riscossioni dovessero essere equiparate ad Equitalia in questa richiesta: e la risposta è stata negativa.

Gli effetti, però, potrebbero andare ben oltre la legge presa in esame dalla Corte e investire direttamente i contribuenti: potrebbero essere compromesse, a questo punto, diverse sanatorie, tutte quelle che hanno fatto riferimento agli agenti della riscossione.

Ci sono almeno tre rottamazioni varate tra il 2000 e il 2006, compresa la cancellazione mini cartelle sotto i mille euro prevista da una legge del 2003.

Ma potenzialmente potrebbero esserci guai anche per le sanatorie dell’ultimo decreto fiscale, che comprende una rottamazione delle mini cartelle, ma anche la «definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione.

Seguendo alla lettera la sentenza della Corte il riferimento deve essere solo all’agenzia pubblica di riscossione, la vecchia Equitalia. Non le private.

Infatti, in sintesi, la massima è questa: quando una legge prevede una rottamazione e fa riferimento all’agente della riscossione, si intende solo quello statale e non le varie società scorporate (in particolare quelle private alle quali molti enti locali hanno affidato la riscossione di Imu, Ici, Tarsu e anche delle multe).

Ma quanto c’è di vero in questa analisi?

All’atto pratico, cosa accadrà?

Sulla scorta di precisazioni dei giudici, l’applicazione della sentenza potrebbe essere limitata al solo caso citato e dunque, non alle sanatorie e, soprattutto, non alle rottamazioni della ultimo decreto fiscale, che potrebbe quindi essere applicato anche alle agenzie di riscossione private.

C’è da augurarselo per i contribuenti, ma anche per l’amministrazione pubblica che, soprattutto per le vecchie sanatorie, dovrebbe organizzare operazioni molto complesse.

Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.

Domande

Forum

Sezioni

Home

Argomenti

Altre Info

Cerca